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TTIP la pressione popolare fa rimandare il voto al PE.

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di Davide Amerio.

Alla fine ha funzionato. Da mesi gruppi di cittadini manifestano, scrivono, organizzano, manifestazioni contro il famigerato TTIP, l’accordo internazionale tra Europa e Stati Uniti per gli scambi commerciali. Quanto questo accordo sia pericoloso e costituisca una cambiale firmata in bianco nei confronti delle multinazionali è chiaro a molti oramai. I parlamentari europei del M5S hanno combattuto da subito questa battaglia sostenendo le posizioni dei numerosi gruppi contrari al TTIP.

Recentemente la pressione dei cittadini europei si è fatta sentire pesantemente attraverso i social e con invii diretti di mail ai propri deputati al Parlamento Europeo. I parlamentari sono stati “invasi” da oltre due milioni di lettere generate dalla campagna Campagna Stop Ttip in tutta Europa e non pochi hanno fatto marcia indietro sulle proprie posizioni. La certezza la si è avuta in queste ore. Oggi a Strasburgo avrebbe dovuto svolgersi la sessione con il voto sulla Relazione Lange che avrebbe sancito l’appoggio del Parlamento Europeo al proseguimento delle trattative – pressoché segrete – da parte della Commissione Europea con gli Stati Uniti.

Oltre 200 gli emendamenti presentati, pertanto il presidente Schulz ha deciso – applicando l’articolo 175 del regolamento del PE e dopo consultazione con il presidente della Commissione Commercio Internazionale (INTA) di sospendere a data da destinarsi la votazione.
Le granitiche convinzioni sugli accordi del TTIP mostrano qualche crepa. La clausola più controversia è quella dell’ISDS, ovvero una specie di tribunale speciale che giudicherebbe le diatribe nate tra gli stati nazionali e le multinazionali. Una giurisdizione estranea ai sistemi legali tradizionali, totalmente indipendente e incontestabile. Proprio questa clausola ha incrinato i rapporti tra i Socialisti e i Democratici all’interno del PE.

Mentre alcuni sostengono le potenzialità dell’accordo TTIP, con la stessa passione ideologica – e previsionale, – con la quale fu sostenuta la moneta unica a suo tempo, molti economisti e studiosi (come J. Stiglitz, P. Krugman) hanno espresso forti contrarietà a questo genere di accordi. Se il muro vacilla, occorre comunque vigilare, spiegano gli oppositori, guardando alla prossima riunione della Commissione del Commercio Internazionale, per evitare “furti di democrazia” in favore di interessi commerciali troppo forti per essere democratici.

(D.A. 10.06.15)

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