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I poteri “forti” che scivolano nel ridicolo dopo le votazioni

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di Davide Amerio per Scenarieconomici.it.

Che cosa hanno in comune la e le elezioni italiane nei ? Un elemento politico e sociologico molto interessante: l’aver rivelato il terrore dei poteri, così detti “forti” nei confronti della democrazia e del popolo.

Dapprima i ballottaggi che hanno proclamato le nuove sindachesse di Torino e Roma (Chiara Appendino e Virginia Raggi) hanno mandato in crisi Enrico Salza e Luca Cordero di Montezemolo, rispettivamente Banca Intesa e comitato Olimpiadi 2024. Accompagnate dalle “minacce” della ministra Maria Elena Boschi sul blocco dei finanziamenti per Torino (e parlando di Boschi parliamo di Banca Etruria), si sono paventati scenari apocalittici per il futuro delle due città. Ci mancava l’appello “mamma li Turchi..” nei confronti dei cinquestelle e il quadretto era completo.

Francesco Gaetano Caltagirone noto imprenditore edile e arcinoto per una serie di procedimenti giudiziari ha “minacciato” di non fare più investimenti in Italia (è una promessa?). Ma poi ci ha ripensato dichiarando che si occuperà di operazioni finanziarie, sempre in Italia (ahinoi).

Giunge in rinforzo, in un delirio di preveggenza, Vincenzo Boccia neopresidente di che si porta avanti con il lavoro e tratteggia un altro scenario da tregenda qualora il prossimo ottobre vincesse il NO alle riforme costituzionali targate dal trio Boschi-Renzi-Verdini. Con sommo sprezzo del ridicolo il presidente prevede la caduta dei posti di lavoro, la fuga di investimenti, recessione e caos politico. Per l’invasione delle cavallette, il sangue che sgorgherà dal Po e dal Tevere e quanti neonati primogeniti maschi periranno nelle culle… sta ancora facendo i calcoli.

Ovviamente non mancano mai all’appello i “mercati” finanziari con gli indici che salgono e scendono e bruciano capitali. La storiella del mercato che “punisce”, “si allarma”, “premia”. Ma da chi è composto questo mercato? Non si sono mai viste code di “piccoli risparmiatori” davanti agli sportelli bancari che chiedono improvvisamente di “vendere” o “comprare”. A decidere, a compiere speculazioni vendendo ingenti quantità di capitali al mattino, per far crollare certi titoli, e ricomprarli il giorno dopo, non sono i piccoli risparmiatori di sicuro.

Falliti i modelli allarmistici, che però continuano a essere sostenuti dall’informazione di regime, dopo il risultato del inglese, si è passati sul piano psicologico. Adesso si colpevolizzano i cittadini di essere incapaci di scegliere e di votare.

Per inciso, questo sistema neo liberista ha già dato prova di grande ipocrisia a riguardo. Nel “libero mercato” se i consumatori si comportano come gradiscono i poteri finanziari, economici e politici – nostrani ed europei-, allora va tutto bene. Se invece il cittadino consumatore protesta perché è stufo della banca che gli brucia i risparmi in operazioni finanziarie spregiudicate; se reclama perché la globalizzazione lo obbliga a comprare prodotti cinesi di scarsa qualità a causa della perdita del potere di acquisto o del lavoro; se pretende che lo Stato non finanzi “grandi opere” inutili sottraendo soldi al benessere pubblico; se esige che un amministratore istituzionale abbia cura dei fondi – a lui assegnati con i soldi delle tasse- come “un buon padre di famiglia”; etc. etc… in questo caso il cittadino “non capisce” la complessità dei problemi ed è chiaramente un populista.

La democrazia è “eccessiva” secondo questo filone di pensiero che raccoglie anche voci “autorevoli”.
Se l’esito dei referendum non è gradito… bisogna ripetere la consultazione perché i cittadini non hanno compreso l’argomento in questione.
L’ultima frontiera messa in campo è il conflitto generazionale: i “vecchi” non dovrebbero più votare perché non fanno gli interessi dei giovani ma desiderano mantenere i loro privilegi.

Quali sono questi privilegi? Indoviniamo? Tic tac tic tac…bravi! La pensione! Di questi vecchi che pretendono di vivere e votare con la pensione a carico della collettività non se ne può più. Peccato che oggi, dopo la crisi, dopo la perdita di migliaia di posti di lavoro, dopo che i giovani non ne trovano, ci sia un numero impressionante di famiglie che campano grazie alla pensione dei nonni. I quali, secondo questi illustri “illuminati” dovrebbero adesso rinunciare al voto perché non saprebbero valutare gli interessi dei nipoti.
Cosa ne rimane delle famiglie nelle quali genitori di ogni generazione hanno sputato sangue per creare un futuro per i propri figli? Nulla. Ora, i non più giovani, sono solo dei rincoglioniti.

Ma lo siamo un po’ tutti, a sentire costoro. Siamo in preda a spinte populistiche che giungono da ogni dove. Il fatto che le persone, alla fine della giornata, giudichino l’economia, la politica, l’imprenditorialità, sulla base di quello che realmente capita nelle loro vite, ogni giorno, non conta nulla; non è argomento da prendere in considerazione.

Ora ci vogliono convincere che la democrazia è fastidiosa. I problemi non sono generati da un sistema economico e politico che ha promesso benessere per un intero continente e ha, invece, fallito miseramente. Il problema non sono i politici in combutta e commistione con un sistema finanziario slegato dall’economia reale che ha generato cumuli di “debiti” a livello mondiale che non hanno, e non avranno mai, copertura finanziaria. No! il problema siamo Noi… che non capiamo!

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