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Expo 2015 giovani bamboccioni o grande disorganizzazione?

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La grande fiera Expo del 2015 continua a impreziosirsi di imprevisti; dalle indagini della magistratura per le infiltrazioni della criminalità, agli appalti facili concessi agli imprenditori “amici” del governo fino alla improvvisazione del reclutamento.

Sparare sui giovani per definirli bamboccioni, choosy, fa molto “trend” e contribuisce a costruire quell’immagine di pelandronite utile a promuovere iniziative come il Jobs Act; la perdita di diritti, le limitazioni alla libertà, la possibilità di dequalificare, etc etc.

Per carità, di bamboccioni ne conosco personalmente un certo numero. Questo non giustifica però la pretesa di far lavorare le persone “gratis” perché fa curriculum. Nel CV le voci attinenti l’esperienza lavorativa devono riguardare attività retribuite. Se si fa del volontariato la voce in cui segnalarlo è “altro” oppure “hobby” oppure “passioni”.

L’impostazione degli organizzatori per una manifestazione nella quale sono stati spesi miliardi, e la cui utilità effettiva è tutta da verificare, secondo cui chi ci lavora deve farlo gratuitamente è qualcosa di vergognoso. Però in queste ore, coincidenza delle coincidenze, si scatena la polemica sui “rifiuti” in gran numero dei contratti offerti da Expo 2015 da parte dei giovani candidati.

I giovani però non ci stanno e sui social, e su qualche testata giornalistica che non si allinea alle posizioni governative, replicano a tono. Ecco che i fantomatici stipendi di lusso (e definire 1300 euro lordi uno stipendio di lusso ci vuole già un bel coraggio) non sono poi così, quando si conteggiano  le spese che il “lavoratore” dovrebbe sostenere per recarsi al lavoro, le tasse, il vitto. Già perché i tempi in cui l’impresa italiana era all’avanguardia – come l’Olivetti del sempre compianto Adriano – e si preoccupava di aiutare i lavoratori con mezzi adeguati per giungere sul posto di lavoro, sono relegati alla storia; la modernità neoliberista e la volgarizzazione della mano invisibile di Adam Smith prevede il gioco al ribasso sulle pelle altrui e , diciamocelo chiaramente, a prendere la gente per “fame” e disperazione.
Nessuno pare aver pensato a mezzi di trasporto per i “lavoratori” che si debbono recare all’Expo. Se non ci stai nelle spese quindi “ciccia”!

Tra i rifiuti ci sono anche quelli prodotti dalla disorganizzazione. Lunghe attese per ottenere le risposte delle selezioni cui ha partecipato il candidato. Ci sono giovani che lamentano di aver atteso sino a quattro mesi senza riceve più notizie e quindi di aver rivolto la ricerca del lavoro altrove. Altre lamentele riguardano la tipologia dei contratti, la formazione, e il vero valore del compenso (molti parlano di non più di 500 euro per lavorare su turni sabati e domenica compresi).

Di chi è la colpa di questa situazione a meno di 10 giorni dall’apertura dell’evento sbandierato come il rilancio dell’Italia?

Del rilancio del paese non c’è dubbio: la solita approssimazione, boria, presunzione e arroganza, complicità nel malaffare, sfruttamento del lavoro che abbiamo visto crescere in questi anni grazie a governi di larghe intese in spregio ai principi della nostra Costituzione. Ma si sa, al peggio, in Italia, non c’è mai fine.

D.A. 23.04.15

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