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Mayday da Milano (EXPO)

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Tradotto da The Economist 31 gennaio 20015

Gru punteggiano l’orizzonte a nord-ovest di Milano, la seconda città italiana. L’area non è bella, ma per sei mesi dopo il 1° maggio sarà la casa dell’EXPO mondiale – un evento che si ripete ogni cinque anni ed è una via di mezzo tra un convegno del commercio e un parco a tema, e trae le sue origini dalla Grande Esposizione di Londra del 1851.

Le aspettative sono alte: partecipano 145 nazioni e 8 milioni di biglietti, oltre un terzo del totale è stato venduto ai tour operator. Il tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita” è promosso come un incitamento sia per l’export della  cucina italiana che per affrontare la fame nel mondo.

Il governo sta incrementando lo sforzo di promuovere l’Italia come destinazione turistica che per investimenti, sperando che EXPO possa essere un catalizzatore. Ha avviato un reclutamento internazionale per direttori dei suoi musei notoriamente gestiti male. Al Forum Mondiale Economico di Davos, il Ministero dello Sviluppo Economico ha diffuso un video di celebrazione destinato a modificare i comuni stereotipi sull’Italia.

Tuttavia solamente alcuni giorni dopo il Ministero della Cultura ha lanciato il sito web meno impressionate “verybello.it” che elenca 1300 cose da fare in Italia durante l’EXPO. A pochi è piaciuto il titolo, o il fatto che è solamente disponibile in italiano, o che dalla mappa dell’Italia è stata eliminata la Sicilia.

La vigilia di EXPO è stata comunque oscurata da scandali. L’anno scorso sette persone sono state arrestate con l’accusa di corruzione. Questo è uno stereotipo dell’Italia, la pervasività della corruzione, difficile da bandire. Ma una nuova unità anti corruzione sovraintende ora i contratti relativi all’EXPO; l’OCSE con sede a Parigi la definisce un modello per altri grandi eventi.

La discussione si è spostata su ciò che succederà al sito di Milano dopo l’EXPO. L’autunno scorso l’offerta per investitori per riqualificare l’area dopo l’evento non ha avuto candidati. Marco Ponti, un professore di economia all’Università di Milano, dice che i progetti di grandi infrastrutture come l’EXPO raramente portano molti benefici; programmi con infrastrutture più piccole possono averne di migliori.

Eppure Intesa Sanpaolo, una banca, calcola che EXPO potrebbe incrementare il PIL di un extra 0,1%, grazie sopratutto agli incassi del turismo e delle costruzioni. Ed EXPO promette una serie di delizie architettoniche e gastronomiche. Gli organizzatori sperano possa aiutare la riforma della burocrazia, dimostrando come possono essere messi in pratica semplificazioni veloci dei processi dei visti e delle dogane. Alcuni si preoccupano che le infrastrutture di Milano non saranno pronte per accogliere i 20 milioni di turisti che potrebbero arrivare in città. Ma gli organizzatori dicono: “No chaos, no party!”.

Articolo originale

D.A. 03.02.15

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