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Charlie Hebdo… siamo tutti Charlie o siamo tanto ipocriti?

cartina europa

Abbiamo visto e rivisto sbigottiti e impotenti le immagini dell’attentato terroristico in Francia al noto giornale satirico Charlie Hebdo. Manifestazioni, sdegno, solidarietà, condanne. Tutto il classico repertorio propinato dai media e dai politici in queste tristissime circostanze. Il ribrezzo con cui si prende coscienza di vite umane spente in un attimo dal sibilo di una pallottola e dal grugnire di un mitra si accompagna con l’amarezza dell’ipocrisia celata dietro tante dichiarazioni di solidarietà e fraternità.
Di quella della politica nostrana sdegnata dalla censura religiosa che imbraccia un Ak-47, ma mai da quella politicamente mirata e sparata a mezzo di direttori servizievoli che congedano comici, satirici, presentatori, artisti scomodi, ha già detto il necessario l’ottimo Marco Travaglio.

Segue lo sciacallaggio politico ignorante che fa “di tutta l’erba un fascio” (e non caso si chiama fascismo) e accorpa il fanatismo violento con tutta una religione, una cultura, i popoli. Si gioca sulla paura, sul terrore. Miserevoli personaggi che dimenticano come nel nostro paese i peggiori mafiosi autori, mandanti e complici di stragi sono sempre stati “devoti” frequentatori delle Chiese. Quante persone sono state mandate al rogo dalla Chiesa Cattolica in nome dell’integrità dell’interpretazione dei sacri testi? Quante crociate sono state promosse per distruggere gli “infedeli” nelle terre considerate “sacre”. E queste cose non accadevano in era paleolitica ma in epoche molto più recenti e vicine a noi.
Queste colpe giustificano o rendono meno colpevoli quelle commesse in nome dell’Islam? Assolutamente no. Ma per capire, se capire si vuole, occorre focalizzare delle premesse per sapere che le “guerre” sante non sono un’esclusiva del mondo Islamico.

A fermare questa barbarie nel mondo occidentale è stato il pensiero illuminista, meglio ancora il pensiero laico che ha separato Dio dal governo dei popoli e per colpire il potere temporale dei papi siamo entrati in guerra, per difendere la libertà di pensiero, sopratutto di quello scientifico oggetto di scomuniche feroci. È la laicità l’unica forza morale e intellettuale che può affrancare i popoli dall’essere servi e diventare invece devoti di un qualsiasi Dio scelto liberamente.
Ciò non è sufficiente però. La nostra “colpa” è sopratutto il guardare altrove dove la povertà e la miseria creano le condizioni affinché manipolatori senza scrupoli trovino adepti da convertire; poco importa si tratti di un Dio o di una setta o di un clan mafioso. Il meccanismo è sempre lo stesso. Togli cultura, conoscenza, opportunità di vita, di amore, di dignità e avrai terreno di coltura per la violenza, la paura e il terrore e il ricatto.
Guardiamo altrove quando la violenza è lontana e ci avviciniamo ad essa solo per frequentare un bel Resort composto di tanti bei comfort per rilassarci, dove il personale è pagato una miseria e sogna di venire qui da noi illudendosi di trovare la terra promessa. Ci infastidiamo e non comprendiamo perché tanti esseri rischino la vita per approdare sulle nostre coste perché non riusciamo ad avere più idea di cosa sia davvero la miseria e il non avere nulla da perdere.

E’ il nostro modello di vita che crea il “terrore”, la pazzia del terrore, la violenza del sogno delle vergini nell’aldilà per il quale vale la pena morire da martire e che rappresenta una versione moderna del motto “meglio vivere un giorno da leoni che cento da pecora”. Di cosa stupirsi allora? Se le migliaia di conflitti nel mondo orchestrati e gestiti per “procura” (come ci ha spiegato bene Loretta Napoleoni in una nostra intervista) creano milioni di esseri fragili, sperduti, affamati cui resta solo l’alternativa tra una fede cieca e la miseria più profonda chi dobbiamo accusare delle conseguenze folli e tragiche che ci cadono addosso? Sempre e solo gli altri? Ne siamo così sicuri?

D.A 12.01.15

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