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Caos in Libia? colpa dell’Onu e della Nato.

Libia-Harta cartina

da Il Caos di Libia è un’opera dell’ONU e della NATO, afferma il membro della tribù di Gadafa
di Moises Saab Lorenzo corrispondente in Egitto per Prensa Latina.

Le pareti della casa di Ahmed Gadafa al Dam sono tappezzate da fotografie, che ricordano la guerra arabo-israelita del 1973 e di suo cugino, Muamar Gadafi, assassinato in oscure circostanze dopo di essere impalato.

In aprile del 2003, durante il governo dell’ex presidente islamico Mohamed Morsi, Gadafa al Dam è stato detenuto in questa capitale dopo un cerchio che hanno fatto alla casa sua ed è stato accusato di assassinio, causa che non è prosperata per mancanza di prove.

Due anni dopo l’ex inviato speciale di Muamar Gadafi rinasce in un’intervista  esclusiva con Prensa Latina per accusare la NATO e l’ONU del caos che ha fatto diventare il suo paese uno Stato fallito.

La situazione è ogni volta peggiore per l’ingerenza della NATO e dall’assassinio del leader Gadafi, che ha costretto ad emigrare a due milioni di libici, ne ha incarcerato migliaia e ha causato perdite di 400mila milioni di dollari, questo è il costo dell’intervento militare autorizzato dall’ONU, enfatizza..

Facendo l’analisi delle caratteristiche delle milizie che hanno frammentato il suo paese in feudi privati, le qualifica come “combriccole dei paesi islamici come il Pakistan e l’Afghanistan che sono andati  in Libia per assassinare i musulmani libici in nome dell’Islam”.

“Queste bande sono arrivate nel mio paese con la complicità dell’ONU e della NATO; le  responsabili di questa situazione e perciò sono costrette a salvare Libia da questa crisi”

Alla domanda sulla proposta presentata da Egitto nella Conferenza della Lega Araba di Cham El Cheij, qualche settimana fa, ha stimato come “molto positivo che gli arabi abbiano una forza congiunta per difendere le loro terre, però è un’iniziativa che arriva con ritardo”.

L’iniziativa egiziana è stata accompagnata dall’appello che questa forza intervanga in Libia”, le ricordiamo.

Non abbiamo bisogno di nessun intervento militare in Libia, abbiamo bisogno di pace e di che l’ONU e la Lega Araba convochino un dialogo tra i libici, senza emarginazioni, in cui partecipino tutte le parti e decidano di mutuo accordo il destino della Libia e che si fermi la guerra”

Un’altra delle domande presentate nella Conferenza di Charm El Cheij è stata togliere l’embargo di armi al governo del primo ministro Abdallah al Thinni, che ha formato parte della coalizione contro Muamar Gadafi. Lei cosa ne pensa ?

“E’ duro che dopo delle elezioni di giugno dell’anno scorso, ancora oggi proibiscano al Governo legale, quello con il Primo ministro Thinni a capo, di comprare le arme di cui hanno bisogno per sconfiggere le combriccole islamiche”.

Il leader tribale afferma in questo senso che gli è impossibile capire che l’inviato speciale dell’ONU, (lo spagnolo Bernardino Leon), “minacci il Parlamento affinché accetti la decisione (dell’embargo delle armi) o che venga dissolto”. “Lui deve rispettare la volontà della Libia, perché l’ONU è stata quella che ci ha fatto arrivare a questo punto”.

“Incluso chiederei un’indagine sul comportamento di questo signore, perché è evidente che favorisce una delle parti contro l’altra senza tenere conto di che dei quattro milioni di membri delle tribù che hanno appoggiato Gadafi, due milioni sono dovuti uscire dal paese e in questo contesto non ci sarà una soluzione.”

La presenza dell’Isis (Stato Islamico) in Libia è un fatto dalla fine dell’anno scorso, la sua espansione è una realtà che preoccupa l’Europa e tanti altri paesi del nord d’Africa e del Levante. Qual è la sua valutazione su questo inquietante fenomeno?

“Il caos dell’Irak, Siria e ciò che accade in Libia è tutto il risultato dell’ingerenza occidentale in questi paesi, quando si indebolisce il corpo di una nazione appaiono i virus e le malattie e appare la via per creare questa situazione”

Al rispetto indica che le potenze occidentali hanno ideato l’Isis per opporlo all’Islam ed alla sua cultura, alla sua civiltà, al suo appello di pace e di tranquillità.

“Posso garantirgli che la condotta dell’Isis è contraria ai comandamenti del Corano, la sua presenza data realmente dalla prima spedizione della NATO, sono stati trasferiti dalle aeronavi dal Sudan, dal Qatar e dalla Turchia sotto il controllo della comunità internazionale”.

Aggiunge che gli integranti di questo gruppo sono stati trasportati per creare un’opposizione armata contro le Forze legittime della Libia sotto il controllo della NATO utilizzando i loro razzi e le  navi di guerra.

Rivela che durante l’aggressione militare della NATO contro il Governo di Gadafi “nel nostro spazio aereo in Libia abbiamo scoperto fino a 17 satelliti per controllare la situazione, per molti non è un segreto che è stata la NATO quella che li ha portati  in Libia”

La prossima interrogante si impone: e se è così: chi finanzia l’Isis?

“Questa è una buona domanda e mi fa piacere avere l’opportunità di risponderla tramite Prensa Latina perché i suoi lettori sono in tutto il mondo, però in particolare in America Latina, area che penso di visitare presto, affinché abbiano una conoscenza chiara di questa situazione”

“Ho detto prima con tutta la mia convinzione che la NATO l’ha portato in Libia, in Siria ed in Irak. Ricordiamo che nei tempi dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein non esisteva, neanche in Siria. Da dove sono venuti gli islamici, come si sono armati?

“Posso assicurare che sono venuti dalla Turchia, un paese membro della NATO, perché sono utili al loro proposito di distruggere la nazione araba.

Da dove hanno portato queste armi, da dove hanno portato queste eleganti divise militari, quei veicoli di combattimento tanto moderni, queste tecniche militari di ultima generazione?

“Sono trascorsi quattro anni di guerra senza che finiscano i ricorsi finanziari ed i soldi non cadono dal cielo”.

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