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Lettera a un amico sulla Val Susa e i cattivi No Tav.

alice in wonderland

di Davide Amerio.

Caro Ezio,

da dove cominciare? Grazie della domanda, prima di tutto. Non per piaceria ma perché per capire di cosa stiamo parlando bisogna intanto uscire dalla tana del Bianconiglio, – pillola rossa o pillola blu se preferisci,- cioè da quel paese delle meraviglie che ci dipinge la TV e la stampa asservita e ci costringe a stare dentro una campana di vetro, ciascuno con le proprie piccole convinzioni.

La Val Susa è laboratorio per chi comanda. Di fatto è occupata militarmente. Trame politiche affaristiche si giocano tra le stanze segrete romane ma le radici sono qui.

E’ una valle che ha una larghezza massima di un chilometro e mezzo circa, nel punto più largo. Attraversata da due statali, una ferrovia, un’autostrada e un fiume (La Dora).

Una valle bellissima, armoniosa, ricca di angoli suggestivi; canale di collegamento con la Francia attraverso il Moncenisio e il Monginevro; ricca di storia (grandi battaglie sono accadute proprio su queste montagne). E da qui nasce il detto dei Piemontesi chiamati ‘Bogianen’ a indicare gente caparbia, ferma, che affronta le situazioni in modo tenace. Contrariamente alla vulgata popolare è un termine positivo; originato dalle gesta dell’esercito Sabaudo durante la battaglia dell’Assietta, nel 1747, un episodio della guerra di secessione Austriaca. L’esercito Piemontese (4.770 soldati) non arretrò di fronte all’imponente esercito francese di oltre 40.000 uomini e li fermarono sui monti. Celebre diventò l’affermazione “da qui noi non ci muoviamo! (da sì nojàutri bogioma nen )” del comandante piemontese e ‘bogianen’ divenne il soprannome dei Piemontesi.

Questo sentimento di fermezza caratterizza questa valle e poco si sposa con gli intrighi dei palazzi romani. Gente semplice, mano grosse che lavorano la terra e cervello fino. Qui la terra è un lavoro duro perché ogni volta che pianti una zappa sei quasi sicuro di imbatterti in una pietra.

Il progetto Tav è stato concepito sulla testa dei valligiani che già accettarono e subirono la costruzione dell’autostrada più cara d’Italia. Cantieri che dovevano essere “la terra promessa” per il lavoro e il rilancio della valle ma che ben presto rivelarono la poca efficacia in merito. I cantieri erano autosufficienti e l’impatto economico sulla valle fu ben scarso.

Poi ci sono le montagne, ricche di amianto, lo sanno bene tutti, qui. Non lo sa chi fa i progetti a Roma; o fa finta di non saperlo. Ricordi nel 2006 l’altra “grande occasione” delle olimpiadi svoltesi a Torino? Qui furono costruite molte strutture che, come quelle del capoluogo finirono nell’abbandono totale. Le società di gestione dell’evento sono tutte fallite. Rimangono le macerie e pezzi di montagna irremidiabilmente offesi da colate di cemento.

Nella zona di Cesana fu costruita una galleria che avrebbe dovuto migliorare l’accesso agli impianti dell’alta valle. E’ ancora lì, non finita, mai usata. Perché? Perché dopo aver bucato la montagna si sono ritrovati le polveri di amianto; i lavori sono stati bloccati per anni e poi ripresi con le protezioni necessarie. Puoi immaginare la lievitazione dei costi.

Con la Tav invece hanno deciso di fare le cose in grande. Una galleria di 50 chilometri dentro le montagne (amiantifere). Ma ciò che scatena l’ira e il risentimento dei valligiani, tranni quelli ovviamente interessati direttamente alla costruzione della Tav, oppure quelli che per un posto di lavoro accetterebbero di morire con tutta la famiglia, sono le menzogne e le ipocrisie.

Ingegneri, economisti, ricercatori, ambientalisti, documentano da decenni sia l’inutilità dell’opera, sia i danni ambientali a questa connessi. Per non parlare delle implicazioni delle infiltrazioni mafiose. Bardonecchia (in alta valle) è stato uno dei primi comuni in Italia a essere sciolto per mafia.

Per lo “Stato” la Tav è un’opera imprescindibile e hanno mosso mediaticamente tutte le forze possibili per farla apparire assolutamente necessaria. La storia è in realtà lunga e complessa; è una battaglia che va avanti da oltre 20 anni, a colpi di dichiarazioni, carte bollate, convegni, tribunali.

Dapprima fu costituito un “osservatorio” che doveva essere strumento di confronto tra la Valle e il governo. Ti sembrerà incredibile, ma è documentato (ti lascio qui un link di un convegno dell’anno scorso) come tutti i contrari all’opera furono invitati ad andarsene e l’osservatorio, da ente indipendente, è diventato da tempo pro Tav senza alcuna eccezzione al suo interno.

Il progetto è stato denominato più volte cambiando i termini per confondere chi, distante dalla Val Susa, non riesce a capacitarsi del perché qui ci siano questi rompicoglioni di No Tav.

Prima era una lina TAV (Treno Alta Velocità), poi si rivelò una TAC (Treno Alta Capacità con destinazione commerciale) sostenendo che la linea “storica” aveva raggiunto la sua massima capacità di transito. Balle sesquipedali. La linea Torino-Bardonecchia non è satura, dal punto di vista del transito dei treni commerciali e passeggeri; lo dimostrano i grafici del traffico negli ultimi venti anni che indicano anzi una diminuzione del traffico merci. Inoltre su quella linea già transita tranquillamente il TGV (Tav Francese); certo a velocità ridotta, ma ci passa.

Negli ultimi anni la linea Tav è diventata solamente più una linea tra Torino e Lione. L’ultima grande pensata è stata quella di costruire una stazione “internazionale” a Susa dal costo di circa 40 milioni di euro, come se Susa fosse Milano o Roma. Comunque hanno fatto un bando internazionale del progetto vinto da un archistar (mi pare giapponese); non so dalle tue parti ma qui in Piemonte non esistono più architetti “normali”; se non sono “star” che costano milioni di euro ci permettiamo il lusso di non prenderli neanche in considerazione. Se venisse attuata questa idea la valle si trasformerebbe in un gigantesco cantiere, con stravolgimento dell’intero territorio e distruzione del turismo.

Al momento l’ultima strategia, mancando i soldi, è la costruzione del tunnel trans-frontaliero in modo da infinocchiare l’Europa e fari dare un po’ di soldi. Della linea Torino-Lione si parla da molto tempo. L’idea e il progetto risalgono ai tempi di tangentopoli… e questo già dovrebbe significare qualche cosa.

Nel tempo lo “Stato” ha dovuto in qualche modo cercare di salvare la faccia con questi “bogianen” valligiani che nel frattempo, con la loro lotta per difendere il territorio, hanno fatto scuola al resto dell’Italia. Si sono aggregate sempre più persone, tra cui molti giovani, di diverse aree politiche, anche alcune diciamo un po’ più calde e insofferenti. A oggi il mondo No Tav è un popolo vasto e vario che non lotta per impedire la costruzione di una linea ferroviaria ma per affermare il principio che in questo paese non si possono continuare a gettare nel cesso i soldi dei contribuenti grazie alla corruzione, alle complicità, ai faccendieri e a politici inqualificabili. Le grandi opere sono un bluff, anzi sono “il bluff”; il bancomat della politica come oramai viene definito. E non sono i No Tav a dirlo ma la magistratura con le indagini e le sentenze. Il recente caso di Incalza ha visto i magistrati dichiarare quello che è noto da tempo: la Legge Obiettivo creata per gestire le Grandi Opere consente, in spregio alle norme europee, poteri illimitati a un direttore dei lavori che è nominato da chi fa i lavori, non da chi dovrebbe controllarli. Potere illimitato, costi illimitati, controlli da parte del committente inesitenti e la criminalità ringrazia.

Ecco allora che “questo Stato” è stato costretto a correre ai ripari contro questo popolo No Tav e contro questa Valle ribelle che non si arrende. Occupazione militare del cantiere – tra l’altro costruito sopra una zona di rilievo archeologico, tanto per dire – e occupazione militare del territorio. Le documentazioni delle cariche della polizia con manganelli su vecchi e ragazzi durante manifestazioni pacifiche e numerose sono ampiamente documentate in rete e nei siti dedicati all’argomento. Poi controlli, fogli di via, perquisizioni e sequestri di materiale che poteva documentare il comportamento delle FfdOo,etc etc. non ti nego che sovente la tensione è alta e ci vuole poco perché le guerriglie si scatenino ma mai mi sarei aspettato di assistere a situazioni in cui le cariche della polizia avvengono su gente inerme. Il G8 di genova ha fatto scuola e l’impunità dà i suoi amari frutti.

Perché la libertà in questo paese, e la conseguente manifestazione del pensiero, è concessa se la contestazione è fatta così.. piano piano, in silenzio, come piace a loro, senza disturbare il manovratore.

Sono stati scatenati i mastini dell’informazione di regime, e qui ci sono delle vere e proprie chicche: puoi trovare esaurienti chiarimenti nel libro del professor Antonio Calafati che anni or sono documentò lo studio fatto con i propri studenti alla ricerca delle ragioni dei “Si Tav”. Una lettura molto interessante (su Tgvallesusa trovi una mia recensione). Più recentemente è nato il Controsservatorio della Val Susa che ha commissionato uno studio su come è trattata la lotta No Tav sulle maggiori testate giornalistiche italiane. Trovi la documentazione sul loro sito. Ma i libri sull’inutilità del Tav non mancano in qualsiasi biblioteca.

Ad un certo punto, stanchi di essere presi in giro e bistrattati, i No Tav hanno alzato la posta e sono passati dalla carta bollata, dalle semplici manifestazioni, sistematicamente ignorate, al boicottaggio fisico del cantiere. Lo “Stato” ha rilanciato scatenando la Procura di Torino e il sabotaggio di un generatore di corrente è costato ad alcuni giovani l’accusa di terrorismo. Accusa infondata, smentita dalla Corte di Cassazione. L’intento era il boicottaggio nonviolento e nessuno qui si è mai fatto male (turisti compresi) a causa di una manifestazione o “azione” di disturbo dei No Tav. Certo ci sono stati molti momenti di tensione. Quando tu accusi dei contestatori di terrorismo e manganelli a destra e a manca la gente, anche quella più pacifica, dopo un po’ inizia ad incazzarsi e le reazioni diventano sproporzionate.

In mezzo ci sono una quantità di cause intentate dallo “Stato” e da LTF che gestisce i lavori contro i No Tav che subiscono e pagano di tasca loro con grandi momenti di solidarietà collettiva. Invece le indagini sulle violenze commesse, e documentate, da parte delle forze dell’ordine sui manifestanti si sono perse nei meandri della Procura.

Mi chiedi a che punto è il cantiere? E’ lì, bucano, scavano, producono polveri, devastano. E lo stanno facendo solamente per un tunnel esplorativo, intanto incamerano soldi dall’UE. La faranno? E chi lo sa! La questione in realtà la posta bene il giudice Ferdinando Imposimato che si è occupato delle prime indagini sull’Alta Velocità tra Roma e Napoli. Laggiù le organizzazioni criminali sono andate a nozze con i movimenti terra mischiati al riciclo dei rifiuti tossici. Costi elevatissimi in termini di denaro e di salute. Se ti sposti più in su a Firenze trovi numerose imputazioni per disastri ambientali sulla testa delle aziende che hanno realizzato i cantieri.

Imposimato ha ammonito i No Tav a non mollare perché la Torino-Lione è destinata a diventare la nuova Salerno-Reggio Calabria o una nuova terra dei fuochi. L’Europa non ha più soldi per finanziare quest’opera. La Francia è sempre meno interessata perché ha già delle linee interne AV da terminare (e costano 1/3 rispetto all’Italia) e problemi con la manutenzione delle linee tradizionali (su Tgvallesusa.it abbiamo documentato tutto questo). Il tentativo che il governo italiano e francese stanno tentando è farsi finanziare il tunnel transfrontaliero pur in assenza della linea. Un gigantesco lavoro inutile considerando che stanno proseguendo i lavori per la seconda canna del Frejus.

Il vero problema è se riusciamo, se riusciremo a fermare questa devastazione del paese, dell’Italia intendo; questi sprechi, queste complicità, questa corruzione che sta erodendo il paese. La Val di Susa è solamente la punta dell’Iceberg, come suol dirsi. Qui si gioca però la credibilità di “questo” stato che non può permettere che gli Italiani comprendano cosa realmente accade qui. E riguarda la destra come la sinistra (con la sua bella cooperativa CMC che vince tutti gli appalti).

L’intervista che tu hai visto è uno dei tanti esempi di sopraffazione che i Valsusini, quelli che manifestano, devono subire continuamente con accuse sempre più infamanti che poi si rivelano per quello che sono: un tentativo di piegare la volontà popolare. Emilio è una persona semplice, come tante qui, ma che sente dentro il rifiuto di uno stato oppressore che perpetra violenza psicologica e fisica. Lui ha un banco al mercato, vende pesce, buon pesce; se gli impedisci di usciere da casa sua per andare a lavorare lo rovini. Cosa ha fatto? Nulla, era presente, ha contestato come molti altri e, come è successo tante altre volte è stato identificato e poi accusato di qualche cosa. Pensa che ci sono stati giovani, duranti duri scontri con la polizia, che sono stati accusati di “resistenza a pubblico ufficiale” perché mentre venivano inondati dai getti d’acqua degli idranti invece di disperdersi continuavano a ballare… questo è la condizione della Val Susa, questo è lo stato italiano che non ti raccontano ai telegiornali.

L’ultimo passo dei No Tav è stato quello di rivolgersi al “tribunale dei popoli” in Europa per veder tutelati i loro diritti e riconosciute le loro ragioni. Vedremo la sentenza.

Scusa se mi sono dilungato così tanto ma come avrai capito c’è molto da dire rispetto a ciò che si sa della Val di Susa. E io sono “solo” un valsusino di adozione ma ho facilmente compreso la situazione documentandomi e parlando con la gente. Quindi…passaparola! Un abbraccio

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