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Un pescivendolo No Tav della Val Susa nella rete della Procura di Torino.

emilio foto banco

di Davide Amerio.

Conosco Emilio. Lo conosco come molte altre persone a Susa e in valle. Sono un suo cliente; vende ottimo pesce; ti sa dare il consiglio giusto su come cucinarli e se ci scappa un po’ di confidenza due parole in più sulla politica si fanno volentieri.

Emilio è una persona “semplice”. Altre volte l’ho sentito intervenire in alcune assemblee dei No Tav. Spirito genuino, appassionato in un intervento in assemblea come dietro il suo banco del mercato. Sopra tutto, e forse è qui il suo problema, rappresenta quel cittadino che magari non ha frequentato le “scuole alte” ma ragiona; si pone domande; cerca di capire. Pasolini ci farebbe un documentario. Di sicuro li accomuna l’avversità per la televisione e la dignità nella ricerca del vero e dell’autentico; delle mani nude che lavorano e della famiglia.

Ora Emilio è entrato nel girone infernale della magistratura. Quello riservato ai No Tav; terroristi a prescindere dalla logica, dalle evidenze e dalle prove. È soggetto alle misure cautelari come un delinquente che ruba, come un politico che arraffa … ah, no, scusate, i politici godono della presunzione di innocenza sino al terzo grado, sino a quando è scattata la prescrizione per i reati che hanno commesso; così si presentano al popolino come “innocenti”.

I media fanno la loro parte; riporta NOTAV.info:

E così succede che il giornalista Tommaso Cerno, che si è recato in Valle per l’Espresso intervistando anche Emilio e proponendosi come una figura imparziale, volta la gabbana e tre giorni di fa dichiara, all’”Arena” di Giletti, che ha parlato con “pescivendoli che volevano tagliare la testa ai poliziotti” (e di pescivendoli in Valsusa ce ne sono tre, di cui Emilio è l’unico attivista NOTAV). “Attenzione a non mistificare la mia persona -dichiara Emilio-: queste non sono le mie parole e sfido chiunque mi ascolti a interpretare il mio pensiero in questo modo”.

Emilio non si arrende ma lo Stato, questo Stato, non si accontenta di accusarlo ma gli vuole togliere direttamente il pane di bocca impedendogli di lavorare. Già perché se lavori facendo i mercati, e sei costretto alle misure cautelari, non puoi andare liberamente in giro. Sei pericoloso. Puoi fare proseliti. Tra una trota e una cernia che impacchetta e consegna in mano alla casalinga Emilio, oltre allo scontrino fiscale, regala due parole che sollecitano l’attenzione. Parole pericolose del tipo: “non credete a tutto quello che vi raccontano in televisione!”.

Ma quali crimini ha commesso Emilio per ricevere le misure cautelari? Ci spiegano su  NOTAV.info:

Le misure cautelari derivano infatti da un blocco autostradale svoltosi questo inverno dove i tre sono stati fermati e condotti in questura. Quella sera eravamo in marcia contro le pesanti condanne nei confronti degli imputati per lo sgombero della Maddalena del 27 giugno ed il 3 luglio 2011.

Ecco il grande “crimine”: un blocco stradale; una protesta. Seguendo queste linee di ragionamento se questi magistrati applicassero gli stessi criteri in Francia con le durissime rappresaglie di cui sono capaci i Francesi, provocherebbero una nuova rivoluzione. Ma siamo in Italia e se si contesta lo si deve fare piano piano, poco a poco, come piace a loro. Non bisogna disturbare. Altrimenti ti viene anche negato il diritto di lavorare. (D.A. 08.05.15)

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