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Un libro sulla Jiadh Islamica in Palestina.

Islamic Jihad Training 2

di Dominique Vidal per Le Monde Diplomatique

Questo libro è il primo (1): nessuno aveva dedicato fino a questo momento un lavoro sul movimento della Jiadh Islamica Palestinese (JIP).
Eppure questo è uno dei principali attori della scena politica militare e palestinese, in particolare a Gaza. I tre autori descrivono la nascita di questo gruppo nel 1980, che ha  “l’Islam come base, la jihad come mezzo e la liberazione della Palestina come obiettivo.” Poi cercano di mostrare la sua ascesa nell’ambito della lotta armata, dagli attacchi contro le truppe di occupazione agli “attacchi suicidi” tra il 2000 e il 2004 – il JIP ne ha rivendicato ventotto su un totale di centotrentacinque – e il lancio di razzi su Israele dal 2005. Hanno inoltre studiato il suo rapporto con Fatah e Hamas, con i quali si pone come mediatore.

Questo libro non è semplicemente una monografia sulla Jihad islamica. Attraverso la decifrazione del  “tassello ideologico” che caratterizza il gruppo, mette in discussione le visioni semplicistiche del Medio Oriente. Il movimento islamista è anche di fatto nazionalista. Sunnita, tuttavia, si è ispirato alla rivoluzione iraniana e si considera il principale alleato degli Hezbollah, al punto che alcuni dei suoi avversari hanno denunciato la sua deriva “Sciita”. In breve, è radicata in quel Terzo Mondo che si credeva scomparso …

Come sottolinea giustamente il politologo Olivier Roy nella sua prefazione, e come gli autori dimostrano chiaramente, il nazionalismo islamico JIP è in contraddizione con coloro che pongono la regione sotto la lente di letture obsolete. Questo approccio rimane a disposizione del pubblico attraverso uno sforzo comunicativo efficace, che si traduce anche in un doppio sistema intelligente di note, note esplicative in fondo della pagina e quelle che indicano le fonti alla fine del volume . Tutte preziosi strumenti utilmente integrati dall’aggiunta di un glossario sulle molte organizzazioni citate e una ricca bibliografia sull’intera regione.

Se mantengono la distanza necessaria per un approccio scientifico, gli autori non nascondono la loro empatia per l’oggetto del loro studio. Concludono con ottimismo: “La Jihad islamica non è il gruppo marginale che era nel 1980, quando Israele non poteva eliminare l’Olp [Organizzazione per la Liberazione della Palestina], Fatah e Hamas non possono più ignorarlo. Se ci sarà una terza intifada un giorno, non c’è dubbio che la Jihad non sarà solo “la scintilla che ha dato fuoco alla pianura”, ma come una parte del fuoco stesso. »

Per celebrare il decimo anniversario della morte di Yasser Arafat, Emmanuel Faux, che era corrispondente a Gerusalemme per Europa 1, offre un’indagine delle circostanze della sua morte (2). Al-Jazeera ha infatti menzionato, sette anni dopo la morte del leader palestinese, l’ipotesi di un assassinio, spingendo la sua vedova Suha ad avviare un procedimento legale in Francia. L’esumazione condotta 26 novembre 2012 non è stata sufficiente per decidere: ha portato gli esperti svizzeri a concludere che si tratta di “avvelenamento” da polonio, ma i russi e i francesi continuano a parlare di “cause naturali”.

Durante il 2014, il giornalista ha incontrato molti attori della vicenda e ha raccolto la maggior parte dei documenti relativi ad essa, tra cui, naturalmente, le informazioni della cartella clinica. Condotta come un romanzo poliziesco, l’indagine gli ha consentito l’opportunità di riesaminare capitoli importanti nella storia del movimento nazionale palestinese e del suo leader. La conclusione degli esperti non sorprenderà i lettori degli articoli di fuoco scritti da Amnon Kapeliouk su Le Monde Diplomatique (3): “avvelenamento da polonio-210 o da funghi tossici del tipo amanite phalloïde, scrive Faux, ma nessuna ipotesi ha raggiunto l’unanimità […]. Ma tutti concordano che il “quadro clinico”  presentato dal leader palestinese nei suoi ultimi trenta giorni di vita non è quella di un uomo che è morto naturalmente, a causa dell’età o di una malattia”.

Riferimenti:

(1) Wissam Alhaj, Nicolas Dot-Pouillard et Eugénie Rébillard, De la théologie à la libération ? Histoire du Jihad islamique palestinien, La Découverte, Paris, 2014, 212 pages, 18 euros.

(2) Emmanuel Faux, L’Affaire Arafat. L’étrange mort du leader palestinien,L’Archipel, Paris, 2014, 237 pages, 17,95 euros.

(3) Lire Amnon Kapeliouk, « Yasser Arafat a-t-il été assassiné ? », Le Monde diplomatique, novembre 2005

[traduzione IT – D.A.]

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