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Il 1° Maggio a Torino barometro di un paese allo sbando

torino 1 mag 17

Una doverosa premessa. Provengo da una famiglia che ha sempre avuto rispetto dello Stato e delle Forze dell’Ordine. Mio nonno materno era un Carabiniere, già nominato Cavaliere di Vittorio Veneto. La mia famiglia è stata antifascista. Il nonno “carabiniere” si rifiutò di prendere la tessera del Partito Fascista. Precisato questo punto, a scanso di equivoci e fraintendimenti, veniamo alla questione di quanto accaduto il in .

Se non ero presente, le testimonianze ricevute e le immagini reperibili sul web, danno la misura di una situazione grave e di un “regime” che non tenta nemmeno più di mascherarsi. Non è ammissibile, né accettabile, continuare a vedere comandate in modo da raccogliere le “provocazioni” e caricare a suon di manganello gente inerme, magari caduta a terra.

Quelle immagini non sono degne di un paese democratico. Quelle immagini sono degne di uno squallido squadrismo. Le forze dell’ordine devono essere gestite per contenere e prevenire i disordini, non per provocarli.

I centri sociali, gli antagonisti in genere, non sono certo né santi né agnelli, e portano le loro responsabilità e ne devono rispondere nel caso, ma la politica che abbandona il disagio sociale alla piazza e al solo confronto con le forze militari, indica una visione perdente, fallimentare e pericolosa per la tenuta sociale. Le dichiarazioni di circostanza o di equidistanza, o di “politically corret”  lasciano il tempo che trovano. I reiterati abusi compiuti da agenti di polizia in questi anni, mostrano lo stato di abbandono delle FfdOo in mano a personaggi pericolosi e contrari ai principi della democrazia. E questo fatto è ingiusto e indegno, sopratutto per quelle persone che svolgono con passione, e senso del dovere, il loro lavoro di servitori dello Stato.

Continuare a dichiarare che “la violenza va condannata senza se e senza ma”  è assolutamente ininfluente e insufficiente per capire e affrontare la questione. Come suol dirsi… “fa figo, e impegna poco”.
Il terreno di coltura, non mi stanco di ripeterlo, su cui germina la violenza, è la menzogna. E di “menzogna” la politica italiana è farcita: nei modi, nei pensieri, e nelle dichiarazioni.

Le Forze dell’Ordine sono strumentalmente utilizzate per abbattere chi contesta, chi non ce la fa più. Chi sente il proprio futuro rubato e completamente incerto. Chi vive il presente nell’angoscia e non sa più come tirare avanti. Chi ha risparmiato e ha visto il proprio denaro distrutto dalle banche. Chi consuma i risparmi di una vita per dare una mano ai figli o ai nipoti per sopravvivere. Chi vive nella umiliante precarietà del lavoro, o nello sfruttamento; privato dei diritti e della dignità. Si riducono i problemi reali in una dimensione di puro ordine pubblico, così come si relega la lotta alla criminalità a mera questione di polizia e magistratura: la scelta perdente di persone incapaci o complici.

Poliziotti in tenuta antisommossa che guadagno 1.200 euro al mese messi a fronteggiare una folla di gente che non riesce più nemmeno a guadagnarne 1.000, oppure non ha più nemmeno un lavoro e un sussidio. Poliziotti che vengono mandati picchiare chi manifesta contro le “grandi opere”, il bancomat della politica, lo sperpero del denaro pubblico e l’aumento del debito dello Stato. Senza capire che la lotta di costoro dovrebbe essere anche la loro lotta.

E allora mentre in piazza ci “meniamo” tra contestatori e presunti “servi del potere”, i veri colpevoli – i mandanti, –  nei palazzi, nelle loro ville, nei loro lussuosi appartamenti, con i loro cospicui conti in banca, con i loro privilegi, con le loro rendite parassitarie, i loro sporchi vitalizi; dopo aver foraggiato amici e organizzazioni criminali (che ammazzano gli sbirri); dopo aver creato debiti che dovranno sopportare i nostri figli; dopo aver reso l’Italia un paese succube e supino dell’Europa dei banchieri; dopo aver sottratto la sovranità monetaria e aver condannato il paese al continuo e lento declino; dopo aver piegato la Giustizia a suon di prescrizioni e indulti… ridono! ridono di noi, delle nostre botte, dei nostri insulti, delle nostre ideologie, delle nostre bandiere, delle nostre urla, del nostro dolore, della nostra rabbia, delle nostre angosce.

Ma potremmo sorprenderli: il giorno in cui, manifestanti e poliziotti, guardandosi negli occhi, si riconosceranno a vicenda, nella dignità e necessità del proprio ruolo.

Allora lor signori, si cagheranno davvero sotto e conosceranno la paura; quella vera.

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