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Sul bilancio consuntivo 2014 di Torino (a cura del M5S)

Torino panorama 2

di Chiara Appendino M5S Torino.

Nella sua relazione l’assessore Passoni ha snocciolato i numeri di questo bilancio in cui non entrerò nuovamente. Conosciamo bene, cari colleghi, i problemi che affliggono il nostro bilancio; ormai al quarto consuntivo che ci apprestiamo a provare li conosciamo tutti: l’indebitamento dell’ente e di alcune sue partecipate, i costi dei derivati che ogni anno generano impegni di spesa, i troppo facili accertamenti degli anni passati, in particolare quelli legati ad operazioni urbanistiche mai realizzate, che hanno prodotto residui di cui adesso dobbiamo ripulire il bilancio.

Mi rifiuto per l’ennesima volta di essere ripetitiva, di ritornare sugli stessi argomenti e vorrei, sebbene questo non sia il bilancio preventivo, che approveremo ovviamente a pochi mesi dalla fine dell’anno in corso, delineare con voi alcuni ragionamenti politici: un consuntivo politico dell’attività di questa vostra amministrazione Fassino.

Lo scorso anno approvammo il bilancio previsionale in una situazione surreale: 9 mesi su 12 già svolti e quel taglio al fondo di solidarietà che arrivò notte tempo, a pochi giorni dalla scadenza dell’approvazione dei bilanci degli Enti Locali. Molti di noi lo definimmo un vero e proprio commissariamento, un deficit democratico che non permetteva a chi era stato eletto di poter svolgere il proprio ruolo di governo e/o indirizzo di questa città.
A distanza di meno di un anno però la situazione non migliora, anzi. I numeri del bilancio del 2014, ancor di più se paragonati con quelli del 2013-2012 e 2011 non fanno altro che testimoniare come sia in essere un vero e proprio smantellamento dell’intero sistema degli Enti locali, che prende forma tramite continui tagli ai trasferimenti e vincoli di bilancio sempre più stringenti. Non è stato, infatti, in questi anni avviato alcun sistema virtuoso della finanza locale, alcun sistema che fissi dei parametri standard di costi e che lasci, veramente, ai Comuni la responsabilità di decidere quanto tassare e come spendere.

Questa sarebbe infatti la vera sussidiarietà e il vero esercizio della democrazia: ciascuna parte politica propone la propia visione di “comunità” ed in base a questa visione, se più solidale o meno, giusto per semplificare, le tasse saranno più o meno alte. Un concetto che in ogni parte del mondo è chiaro e rende la democrazia fattiva. Qui da noi invece abbiamo assististo a maggioranze che ci sono state in questi decenni a Roma – centrodestra e centro sinistra – che non hanno mai realmente fatto “crescere” gli Enti Locali come veri soggetti politici, concependo la fiscalità locale, in particolare quella sugli immobili, storicamente quella più correlata ai bilanci degli Enti territoriali, non come un sistema maturo di finanziamento delle priorità politiche di ciascuna comunità locale, ma come un bancomat al quale attingere costantemente. Tralascio i ragionamenti sulla fiscalità nazionale che in questa sede sarebbero fuori tema ma vorrei nel frattempo evidenziare che tutti i vostri partiti, dal PD a Forza Italia, sono corresponsabili di questo attacco alla democrazia.

Ad aggravare il tutto si è messa anche la crisi economica. Noi siamo in prima linea nel dover fornire servizi e supporto a coloro che, direttamente o indirettamente, sono stati emarginati nel mercato del lavoro, coloro che hanno problemi reali, disabilità, malattie, figli piccoli e dal Governo centrale veniamo usati come bancomat per tassare i torinesi e spedire a Roma le tasse raccolte. Mi sembra di ricordare un racconto popolare ambientato nell’Inghilterra medievale in una foresta, credo che si chiamasse Sherwood. Ecco i Comuni stanno interpretando la parte dello Sceriffo di Nottigham.
Qual’è quindi il punto politico? Come fare un ragionamento di un consuntivo così “peculiare”. E’ semplice basta porsi la giusta domanda: il nostro bilancio del 2014 ha risposto adeguatamente ai bisogni dei nostri concittadini? Ha mantenuto lo stesso livello dei servizi rispetto all’anno precedente?
La risposta per me è NO.

Ho l’impressione che non tutti qui siamo in grado di cogliere i segnali di insofferenza, di paura, di difficoltà che sono visibili anche nella nostra Torino. I dati che emergono dagli studi dimostrano che la fiducia nella capacità delle istituzioni a rispondere alle esigenze cala. Aumentano invece – anche nella nostra città – fenomeni quali le occupazioni: quante volte ne abbiamo parlato proprio in quest’aula.
Se una volta erano pochi e saltuari episodi legati principalmente un fenomeno di protagonismo giovanile e di disobbedienza civile per affermare dei valori in cui si crede, oggi invece diventano sempre di più una reazione fisiologica a una domanda che cresce a fronte di istituzioni sempre più incapaci di rispondere ai fabbisogni dei cittadini: casa e lavoro in primo luogo.

Un esempio sulla casa? Gli sfratti sono passati da 3181 a 4693 nel peiorodo dal 2010 al 2014 e di questi il 90% sono per motivi di morosità.

Signor Sindaco lo spunto per queto mio intervnto discende direttamente da quella sua lettera trionfalistica di qualche giorno fa sui giornali.
Anch’io sono orgogliosa della mia Torino, di vedere il centro in questi giorni così vivace, di vedere i turisti che fanno le fila davanti ai musei e che si godono le nostre bellezze. Chi non lo sarebbe?

Ma io, a differenza sua sarò davvero fiera del mio operato quando nella nostra città saremo in grado di dare risposte ai più deboli, agli anziani, ai giovani senza lavoro, a poveri e ai cosiddetti poveri da lavoro, coloro che hanno un reddito ma quel reddito è talmente basso che non gli permette comunque un tenore di vita normale per essere inclusi nella nostra società e al contrario si trovano emarginati.

Sarò fiera quando, a differenza di quanto emergeva dagli ultimi dati sulla nostra Torino, questa città non sarà più la “Torino delle due città”, con un centro sempre più ricco e delle periferie sempre più povere; con un divario sociale che cresce tra chi sta bene e chi sta male.

Sarò fiera quando vedremo le pedonalizzazioni, promesse e decantate, iniziare anche nelle periferie e non solo nel centro.
Sarò fiera quando capiremo che dal punto di vista urbanistico è impensabile che il motore di sviluppo per la riqualificazione continui ad essere il grande centro commerciale: così scarichiamo su altre fasce, quali i piccoli commercianti, gli effetti drammatici della crisi.

Sarò fiera quando riusciremo finalmente a rivitalizzare le comunità anche attraverso la leva della progettazione urbana, perché ogni quartiere ha le proprie dinamiche e la propria comunità, la comprensione e la soddisfazione delle esigenze delle persone devono essere il cardine delle scelte. Sappiamo, infatti, che ridisegnare il territorio, decidere il proprio modello di trasformazione urbana, incide fortemente anche sul modello societario e culturale con cui vogliamo disegnare questa città.

Sarò fiera quando avremo finalmente una riforma del decentramento, sulla quale peraltro abbiamo lavorato duramente in questi mesi in una commissione dedicata, votata a maggioranza e pronta ad essere attuata con le elezioni amministrative prossime, perché è impensabile anche solo immaginare di andare al voto nuovamente con 10 consigli composti da 10 presidenti e 25 consiglieri. E sarò fiera perché questa riforma sarà frutto di scelte razionali e non di equilibrismo politico e tattico all’interno della sua maggioranza, che di norma predilige alla razionalità e all’interesse dell’Ente.

Sarò fiera quando Torino sarà davvero città turistica, durante l’anno, e non solo su spinta di un grande evento non ripetitivo quale l’ostensione della Sindone.

Sarò fiera quando avremmo avviato un percorso per cui le poche risorse che ci sono, ad esempio per quanto concerne i contributi, verranno erogati con metodi trasparenti, accessibili e meritocratici. Noi la nostra proposta l’abbiamo avanzata ma ovviamente giace in qualche angolo dimenticata. Una proposta basata sulla trasparenza, sul merito e sulla partecipazione.

Sarò fiera quando si deciderà di investire su alcuni grandi eventi le risorse disponibili; ecco non il Jazz Festival, per fare un esempio. Come fa a dire che questa vostra “cultura” è un catalizzatore del turismo quando, secondo i dati di Fitzcarraldo, solo il 10% del pubblico del festival Jazz viene da fuori Piemonte e di questi solo il 2% dall’Estero?

Sarò fiera quando raggiungeremo quel 60% di raccolta differenziata – che ha peraltro inserito lei nelle sue linee programmatiche – superando il 42% su cui ci attestiamo da anni.

Sarò fiera quando non dovremo più lottare per anni per eliminare alcune spese del tutto inutili – perché prevarrà il buonsenso- riuscendoci in alcuni casi (ad esempio accordo con il museo di lugano) e dovendo invece in altri casi affidarci all’attesa, da ormai quattro anni, di una sentenze della corte dei conti.

So bene che alcune cose non dipendono da noi, amministratori locali, poiché sono frutto di scelte di altri enti e di congiunture economiche e sociali a noi non direttamente ascrivibili. Ma finché tutto ciò non sarà fatto, finchè non daremo le risposte ai fabbisogni dei cittadini, non potrò essere orgogliosa del mio operato e non dovrebbe esserlo neppure Lei.

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