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M5S invotabile! Ce lo spiegano gli intellettuali a sinistra

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Ma quanto sono delicatini gli di ? Per la seconda volta mi tocca leggere su titoli nei quali si afferma, esplicitamente, che il “non è più votabile!”. Dopo una – breve- luna di miele, (che ruota intorno alla galassia dei possedimenti di De Benedetti), attacca frontalmente il movimento. Lo fece agli esordi dei , considerandoli secondo i canoni dell’antipolitica, poi ci ripensò, dopo i continui disastri di & soci; recentemente la prima bordata la lanciò Flores d’Arcais dopo il caso genovese della Cassamatis, che valse al nostro una colica neurorale e la sconfessione del M5S (anche l’amore è oramai precario). In questi giorni, con un’intervista a Erri De Luca, la rivista ripropone il tema, anche se nell’intervista lo scrittore dice un’altra cosa: ma gli amici de’ sinistra son di bocca buona e di fare spicciolo, quando si tratta di abbattere il – presunto -, “nemico”.

Ovviamente ciascuno è libero di pensare come gli pare, però questa facilità con la quale si etichetta qualcuno è quanto meno curiosa. Anche perché la sinistra, sempre alla ricerca di un’unità, di cantonate, negli ultimi anni, ne ha prese mica pochine. Non ho del rancore verso questa parte politica perché sono di destra, come qualche facilone amerebbe pensare. Per me, allo stato attuale delle cose, destra, sinistra e centro (intesi come schieramenti e agglomerati di partiti), hanno la stessa attrattiva intellettuale di un foruncolo sul buco del culo di un elefante. Tanto per rendere l’idea.

La questione è altra. Dopo le ubriacature per un , per un Renzi e lo ; dopo aver clamorosamente fallito nel considerare e giudicare la nascita e la crescita di un movimento come i Cinque Stelle (da cui il presunto peccato “originale” del movimento che non si alleò con -Letta, il famoso duo che aveva trascorso la campagna elettorale a consigliare il voto pro piuttosto che ai pentastellati); dopo aver preso uno schiaffo sonoro con la indecente Riforma della Costituzione (cui per onestà bisogna dire che Micromega ha osteggiato, in solido con i Cinque Stelle), non sarebbe ora di ri-considerare la visione di un “avversario” come il M5S piuttosto che vangargli addosso fango e considerazioni da Bar dello Sport?

Parrebbe di no! A sinistra piace pensare di essere gli unici portatori e difensori del “Verbo” per quanto riguarda la giustizia sociale, il lavoro, l’uguaglianza, la solidarietà. Se esprimi un qualche dubbio (per esempio che c’è qualcuno che potrebbe approfittare della situazione dei migranti), ti caricano di miserie (di cui “fascista” è in genere quella più quotata). Idem se parli di sindacati e di lavoro.   Peccato che le porcate come il Jobs Act e le stangate sulle pensioni siano proprio loro a farle, insieme alle alleanze con quelle forze politiche che sui migranti hanno fatto business.

Ora navighiamo verso le rotte delle prossime elezioni politiche. Lo sforzo congiunto della “grande coalizione” si indirizza nel cercare una nuova legge porcata elettorale che possa ridurre il peso dei pentastellati, unica vera forza estranea alla “congiura dei poteri incrociati” che deprimono questo paese. Tramontato Tzipras, quale ultimo “deus ex machina”, quale nuovo personaggio scoveranno i nostri eroi cui affidare le sorti della sinistra italiana? Si accettano scommesse.

Quanto alla storiella dell’unità a sinistra, ne sentiamo blaterale da 30 anni, invocando invano da ogni dove la chiamata alla coesione più o meno coatta. Difatti se prendi tre intelletti di sinistra e li chiudi in una stanza per cercare l’unità, ne escono che hanno fondato cinque partiti: oltre ai personalismi, piace loro creare veti incrociati per fottersi a vicenda.

Se c’è un fattore che, in questi anni, mi ha fatto appassionare al Movimento 5S, è stato il tentativo continuo di generare una coscienza diversa nel rapporto del cittadino con la politica. Questo sforzo viene chiamato, da alcuni, populismo (contenti loro). Se non si focalizza l’attenzione sulla genesi del movimento, che si è naturalmente costituito attorno alla figura di Grillo, e si continua a favoleggiare di manipolazioni delle masse per oscuri e indicibili obiettivi di cui solo una minoranza ristretta di adepti custodirebbe i segreti, non si comprenderà mai perché così tante persone si sono avvicinate e si avvicinano al movimento.

È tutto oro quel che luccica? Assolutamente no. La formazione di una aggregazione così numerosa di persone eterogenee (politicamente), disgustate da un sistema a-morale ed eversivo (in termini di Costituzione Italiana) quale quello partitocratico italiano (difeso da una informazione piegata alla sudditanza più spudorata), presenta una mole di problemi da gestire. Siano essi problemi di carattere funzionale-organizzativo, oppure abbiano attinenza con la definizione degli obiettivi politici e della loro attuazione. La rapidità della crescita del movimento ha imposto ritmi di adattamento mai visti prima sullo scenario politico e sociale.

Se non fossero stati compiuti degli errori, delle sbavature, degli inciampi, delle incomprensioni e qualche incongruenza, allora avremmo davvero dovuto preoccuparci. Saremmo stati – in questo caso -, di fronte a un “Leviatano” preconfezionato e di dubbia origine. Credo nemmeno tutti gli iscritti, i simpatizzanti, e gli attivisti, si rendano conto di questa realtà. Talvolta i comportamenti di alcuni ricalcano quelli della politica tradizionale e ciò genera situazioni critiche nelle quali sono le figure dei “garanti” a dover intervenire, per preservare lo “spirito” originale. Ma la ricerca di una identità propria è invece molto sentita nel movimento. Lo sforzo, visto dall’interno, è “mirabile dictu” sostenuto da impegni personali non indifferenti. Se l’intera classe politica italiana, negli ultimi 35 anni, avesse generato la stessa crescita intellettuale e politica operata dal movimento Cinque Stelle (in un lasso di tempo ben minore), vivremmo in una novella Svizzera e il M5S non esisterebbe.

In compenso da 35 anni sentiamo politici blaterale di “rinnovamento della politica” mentre, nella pratica, il livello di corruzione è decuplicato dai tempi di Tangentopoli, e lor signori hanno preservato ogni forma di conflitto di interessi e di condizioni giuridiche per aiutare gli amici, gli amici degli amici e i parenti, più o meno stretti, per farla franca. Non da ultimo, ci hanno regalato una sudditanza becera a una nomenclatura europea dissipando la nostra ricchezza industriale e impoverendo il paese (nel mentre i soliti noti hanno continuato ad arricchirsi), condannando alla povertà fasce sempre più grandi di popolazione e costringendo molti giovani a emigrare per crearsi un futuro.

Il fronte che osteggia il movimento è costretto a inventarsi di continuo nuove motivazioni per delegittimarlo agli occhi dell’elettore. L’ultimo fronte aperto è quello delle “competenze”, di cui il M5S sarebbe carente per essere idoneo a governare il paese.

Tralasciando gli aspetti quasi comici di questa affermazione, in relazione al livello medio di “competenza” dei ministri nominati negli ultimi 15 anni: Sanità, Istruzione, , Lavoro, tanto per citarne alcuni, il discorso è monco. La “competenza” è tanto importante quanto l’”affidabilità” e la “credibilità”. Un medico può essere competente (in quanto ha compiuto un determinato percorso di studi) ma può non essere affidabile (non è capace a curare i propri pazienti in modo adeguato), e poco credibile (le medicine che prescrive sono prevalentemente delle ditte farmaceutiche che gli riconosco un contributo).

L’esempio può essere replicato per qualsiasi tipo di mestiere o professionalità. Così come, e il M5S l’ha ampiamente dimostrato, fuor di pregiudizio, che le competenze si possono acquisire anche sul campo con la volontà e la dedizione. Certo questo non esime dalla necessità di avere le competenze tecniche appropriate nei ruoli che le richiedono. Ma allo stato dell’arte, mi pare che i diversi schieramenti politici abbiano ben poco da insegnare ai pentastellati.

Vice versa, il M5S ha dimostrato di saper scegliere le competenze fuori dal proprio ambito. Ne sono esempio la scelta di Carlo Freccero per la Rai e i numerosi esperti che partecipano ai convegni, organizzati dal M5S, su specifiche tematiche oggetto di programma di governo. Il futuro potrebbe riservarci interessanti sorprese in merito. Con buona pace dei detrattori a buon mercato.

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