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Due papà… è davvero scandaloso?

omosessualità genitori

L’articolo qui sotto è stato pubblicato su Scenarieconomici in risposta a un articolo pubblicato in precedenza che trattava l’argomento (QUI) e sosteneva una tesi, per lo scrivente, poco convincente. Pur avendo cercato di presentare argomentazioni nel rispetto delle opinioni altrui, l’articolo è stato ferocemente attaccato nei commenti. Questo ci conforta nella decisione del nostro sito di non autorizzare i commenti pubblici. Certo sono un buon modo per aumentare gli ingressi. Ma il prezzo è favorire le balordaggini e le volgarità verbali della nutrita schiera di  Webeti, che si sentono leoni dietro uno schermo e sono incapaci di costrutti minimamente argomentativi. Non abbiamo mai rifiutato i pareri differenti e a chi ci scrive, con rispetto, non neghiamo la pubblicazione.


 di Davide Amerio per Scenarieconomici.

Leggo, con un certo stupore, il post a firma di Francesco Carraro pubblicato su Scenarieconomici dal titolo “Nel nome dei ”. Carraro esprime considerazioni sulla recente pronuncia favorevole, della Corte d’Appello di Trento, in merito all’adozione, da parte di due , di una bambina.
Si comprende subito lo sconcerto dell’autore che pare ritrovarsi orfano di principi culturali, filosofici, e sopratutto religiosi, che hanno guidato per secoli le nostre società, agendo con discriminazione, non raramente usando la violenza, nei confronti dei così detti “diversi”.

Un po’ meno comprensibile, e accettabile, lo svolgimento del tema con la chiamata enfatica alla difesa della ragionevolezza. Il richiamo a un concetto di famiglia “naturale”, nella quale la procreazione è compiuta dall’uomo e dalla donna, che verrebbe minacciato dalla decisione della Corte, pare rispondere piuttosto a quell’esigenza di ricercare un principio superiore supremo, cui appellarsi, per sopperire alla carenza della comprensione del mondo reale nel suo divenire (scomodando persino un pensatore filosofico del 1700).

Il mondo, e le società in esso, mutano. Magari non sempre per il meglio, o come vorremmo, ma è la storia che ci insegna come il “credo” e le “convinzioni” siano relative al tempo in cui sono espresse e concepite. Alcune di queste, vissute come principi sovrani e imprescindibili in determinate epoche (per esempio la schiavitù), sono da noi aborrite e ripudiate; e ci pare inconcepibile che esse abbiano trovato ragione di esistenza. Questo non esclude che, in taluni, certe convinzioni permangono ed essi vivano, fuori dal tempo, un disagio personale non trovando più corrispondenza nella realtà per quei convincimenti.

Alcuni pre-giudizi risultano radicati e difficili da estirpare. Talvolta convinzioni scientifiche farlocche, sovente precetti e dogmi religiosi, strutturano il pensiero sociale e creano la felice convinzione di essere nel giusto, non ostante quelle forme di pensiero creino palesemente discriminazione e sofferenza. Quando non procurino l’imprigionamento, la tortura o la morte dei dissidenti (o dei “diversi”).

L’autore vede nella decisione della Corte una “privazione”. Nello specifico una condanna per il bambino a vivere senza una madre (naturale). Dalla privazione genitoriale, il discorso viene allargato a privazioni di altro genere, quelle economiche nel nostro caso, miscelando l’acqua (diritti individuali) con l’olio (diritti economici) creando, com’è tipico delle emulsioni, una argomentazione fragile, non potendosi confondere i diritti fondamentali degli esseri umani con quelli economici derivanti dal modello economico-sociale in uso. Ciò non esclude che, nella nostra società, i meccanismi economici violino, e ledano sovente, i diritti fondamentali. Ma questo è un altro discorso.

Tornando al punto, diversamente da quanto affermato nel post, la sentenza non ha carattere di “esclusione” bensì di “inclusione” nel riconoscimento, speriamo definitivo, che allevare figli è un atto d’amore e che questa propensione non è esclusiva di una coppia etero.

L’esclusione di un genitore può essere imposta, prima che dalla Cassazione, dalla vita stessa, privando talvolta il figlio di uno dei genitori. Oppure il rapporto difficile con un genitore può segnare l’intera esistenza di un figlio, talvolta in modo drammatico. In questi casi è il figlio stesso che avrebbe preferito essere “orfano”.

Che la presenza di due genitori omo non sia, per qualità e importanza, inferiore a quella etero, è ampiamente documentato da studi e ricerche. Interessante, a riguardo, il servizio che fecero le Iene sui bambini figli di coppie , invitando i telespettatori a individuare, dalle interviste raccolte, quali fossero i figli dei differenti tipi di coppie genitoriali. Conclusione? Figli di coppie omo assolutamente “normali”,educati, intelligenti e adorabili.

Se esiste un “problema” per i bambini, a riguardo, questo è creato proprio dagli adulti, in genere razzisti e omofobi. Sono loro a creare la visione del “male” nei bambini. Tutti i figli riconoscono l’amore genitoriale in modo, questo si, assolutamente naturale. Solo la devianza dei discorsi degli “adulti” infonde loro il tarlo del “peccato” e della riprovazione sociale, o della discriminazione.

Quanto poi alla presunta superiorità della famiglia “naturale” è sufficiente esaminare esempi tratti dalla realtà quotidiana; magari attraverso il comportamento di quei figli che a scuola sono la dannazione di insegnanti frustrati dall’accondiscendenza di certi genitori. Oppure potremmo considerare la percentuale delle violenze consumate dietro le mura domestiche nelle famiglie “tradizionali”. O la percentuale dei divorzi nella quale a rimetterci sono sopratutto i figli, tra coniugi litiganti.

Questo non significa che le famiglie siano tutte così. Ci mancherebbe, saremmo al caos totale. Indica piuttosto che il modello tradizionale non è poi così senza “peccato” come si vuol far credere. La scelta del matrimonio, o dell’adozione di figli, da parte di coppie omosessuali non toglie nulla alla società, bensì aggiunge amore e tolleranza. Valori di cui la nostra società ha molto bisogno. Ammettere che l’amore esiste oltre una coppia etero, quindi non per via esclusiva, è una necessità della vita sociale, prima che giuridica.

Prendere coscienza dell’esistenza di questo stato delle cose non fa venir meno il valore del concepimento o della famiglia, come qualcuno vuol far credere – all’interno di paradigmi ideologici o di fede-, bensì riconosce l’universalità dell’amore come bene supremo della vita, in tutte le sue manifestazioni.

Il desiderio di essere genitore è un desiderio naturale. Perché questo deve essere soffocato da convinzioni ideologiche? Il dogma è ideologico. Una produzione della mente, una costruzione concettuale interpretativa, non uno stato della natura. La quale, per altro, mostra moltissime manifestazioni di omosessualità tra gli animali. Saranno queste creature figlie di un dio minore?

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