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Tangenti e grandi opere: affari e politica

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In queste ore l’ennesima notizia dell’intervento della magistratura nel contestare reati per appalti inerenti le Grandi Opere ci offre la conferma di un quadro desolante. Personaggi che già appartenevano alla storia di Tangentopoli tornano alla ribalta e sempre per gli stessi motivi. Cambiano i governi, le maggioranze ma il malaffare continua a prosperare succhiando risorse di questo paese. Le leggi sono carta straccia e se non lo sono vengono confezionate alla bisogna dei trafficoni parassiti.

Ecco quindi la magistratura di Firenze che entra in azione con un’ordinanza di custodia cautelare che coinvolge oltre 50 persone. Alcuni nomi noti, altri meno. Il denominatore comune è la corruzione sulle grandi opere. Si parla di reati importanti: delitti di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, traffico di influenze illecita e altri delitti conto la pubblica amministrazione

Tutti hanno un denominatore comune: le Grandi Opere realizzate o in corso di realizzazione con la Legge Obiettivo.

Sono oggetto dei reati opere di realizzazione dell’Alta Velocità di Firenze, Milano-Verona; ma anche di autostrade e l’hub di Trieste.

Lo scenario prefigurato dai magistrati nei quali sono stati commessi i reati contestati evidenza gli errori macroscopici commessi nella stesura della così detta Legge Obiettivo preposta per la regolamentazione di tutte le Grandi Opere infrastrutturali. I conflitti di interesse palesi costruiti con l’impianto della Legge tra le figure del General Contractor, del Contraente e del Committente sopratutto per quanto riguarda la nomina del Direttore dei Lavori furono già segnalati da molti osservatori ed esperti.

Tra questi ricordiamo l’Ing. Ivan Cicconi che nel novembre scorso fu relatore (insieme al giudice Ferdinando Imposimato, all’avvocato Massimo Bongiovanni e Pier Luigi Tossani dell’associazione Idra di Firenze) nel convegnoil processo decisionale delle grandi opere” promosso dal Movimento 5 Stelle a Torino. In quell’occasione Cicconi illustrò come la Legge Obiettivo fosse costruita per creare un palese conflitto di interessi tra le varie figure partecipanti alla realizzazione delle opere che genera aumenti sproporzionati dei costi e di indebitamento pubblico sulle spalle dei cittadini.

Situazione che oggi viene indicata dalla magistratura come causa della facilità con la quale sono stati perpetrati i reati con la compiacenza – o la disattenzione – del legislatore. Avevano quindi, ancora una volta, ragione i “professoroni” e i “gufi”, gli stessi che continuano a sostenere come l’Alta Velocità in val di Susa sia un inutile esborso di soldi pubblici di cui a beneficiare non sono i cittadini bensì personaggi e organizzazioni colluse con la criminalità organizzata.

D.A. 17.03.15

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