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Studiare può essere piacevole ?!?

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Chi non ha un ricordo poco piacevole degli anni dedicati allo studio negli anni della scuola dell’obbligo? Quante sono le persone che in età adulta ritengono i libri essere uno strumento confinato all’età scolare? Chi è disposto a dedicare un po’ del proprio tempo per apprendere cose nuove – di qualsiasi genere – a meno che non sia costretto da esigenze di lavoro?

Lo studio è, nell’immaginario collettivo, un’attività appartenente ai banchi della scuola; disciplina cui siamo stati, più o meno, tutti soggetti nostro malgrado dall’età della scuola dell’obbligo sino all’università.

Dopo il periodo scolastico è un’esigua minoranza (confermata dalle statistiche) quella che dedica tempo alla lettura, per piacere o per approfondimento, di un qualche argomento.
Ma è davvero così difficile e faticoso studiare?

Per rispondere alla domanda occorre scoprire le carte di una preziosa scienza che negli ultimi decenni ha compiuto passi giganteschi nella conoscenza dell’essere umano: la neurologia.

Gli studi sull’organo più complesso del corpo umano – il cervello – hanno aperto la frontiera delle neuroscienze che, relazionandosi con altre discipline, hanno creato una rete di studi che esaminano da prospettive diverse il comportamento umano basandosi sul funzionamento reale del cervello.

Se non vi è ancora capitato di sentir parlare di neuro-economia e neuro-marketing nei prossimi anni queste discipline avranno un rilievo non indifferente.

Nella vastità di questi studi un ramo si è dedicato a riflettere sui meccanismi dell’apprendimento umano individuando alcune “regole” utili che possono essere d’aiuto per chi studia.

Ci sono molti “miti” da sfatare per quanto riguarda il funzionamento del cervello. Per esempio il fatto che invecchia senza riprodurre più neuroni. Falso! Piuttosto è vero che se i “nuovi” neuroni prodotti non vengono utilizzati periscono. La materia grigia, che in realtà si compone di materia grigia nella parte più esterna e di materia bianca nella parte più interna, è l’organo che consuma più energia in assoluto nel corpo umano. Dal che è facile dedurre come in circolazione ci siano molti individui che applicano con tenacia la disciplina del “risparmio energetico”…

Ma veniamo ad esaminare alcuni principi di funzionamento del cervello che possono essere utili per coloro i quali intendono usufruire delle sue potenzialità nell’ambito dello studio. Chiaramente le notizie qui riportata sono volutamente semplificate per consentire a chiunque di capire in modo semplice il discorso; non me ne vogliano quindi gli “esperti” del settore cui chiedo venia in anticipo per eventuali imprecisioni.

Il cervello si compone di neuroni in quantità elevatissima. Si calcolano possano essere circa un bilione. La potenzialità di questi neuroni è di potersi connettere tra di loro creando una “rete neurorale” di capacità pressoché infinita nel contenere informazioni. La parte più esterna del cervello è connessa direttamente con gli apparati di senso del corpo umano e gestisce le informazioni che entrano dal mondo esterno e le disposizioni che il cervello dà al corpo umano.

Se la capacità di memorizzare informazioni è illimitata la strada per introdurle è un pochino più complessa. Le memorie a disposizione sono due: una “piccola” che coinvolge quattro zone della parte pre frontale della testa e una “infinita” all’interno. La piccola è una memoria “breve” e “limitata”. Nel caso dello studio è il luogo dove si depositano le “cose” che stiamo studiando. Funziona però come una lavagna; dopo un po’ le informazioni spariscono se non sono passate nel magazzino più grande.

Questo avviene consentendo alla mente di travasare le informazioni inserite dalla memoria breve a quella permanente collegandole tra di loro e dando tempo al cervello di realizzare questo passaggio.

Studiare tanto all’ultimo minuto in vista di un esame o una interrogazione serve a poco perché le informazioni sono scritte sulla memoria breve e non hanno il tempo di finire nel magazzino.

Lo studio deve articolarsi in modo da ripetere le informazioni in modo distribuito nel tempo; non serve a nulla ripetere per ore le stesse cose o tutti i giorni. La materia va studiata consolidando le informazioni un po’ alla volta permettendo loro di “agganciarsi” alle altre già presenti mediante ciò che gli scienziati definiscono “Chunk”. Questi sono percorsi di informazione consolidata nel magazzino che saranno facilmente recuperabili quando ne avremo bisogno.

Gli esercizi sono un ottimo strumento per consolidare la conoscenza di una materia e creare i Chunk. Non bisogna evitarli ma se un problema diventa ostico allora è meglio fermarsi e dedicare un po’ di tempo ad attività diverse dallo studio in modo da lasciare il tempo al cervello di elaborare le informazioni. Vi sarà capitato di trovarvi di fronte a una problema che non riuscivate a risolvere e invece dopo aver “pensato” ad altro vi è “arrivata” la soluzione!

Questo meccanismo è chiaro ora dal punto di vista scientifico. Il cervello funziona in due modalità: una modalità di focalizzazione (o concentrazione) e una modalità di diffusione. La prima ci serve per apprendere e risolvere i problemi che abbiamo di fronte; la seconda per reperire informazioni più profonde ripescate nell’ampio magazzino a nostra disposizione.

Persone che hanno lasciato traccia del loro sapere e del loro talento nel mondo hanno “scoperto” questo funzionamento da sé. Salvator Dalì quando cercava ispirazione per dipingere e non riusciva a costruire l’immagine dell’idea da cui era partito, si rilassava su una sedia lasciando un braccio penzoloni con un mazzo di chiavi in mano. Abbandonata la concentrazione lasciava la mente vagare in libertà sino a quando si assopiva e in quell’istante le chiavi scivolavano via dalla mano cadendo a terra e vegliandolo. In quel momento la “soluzione” cercata era chiara nella sua mente e procedeva a creare i suoi capolavori.

L’alternanza del funzionamento in modo “concentrato” e in modo “diffuso” ci consente di risolvere i problemi e di apprendere in modo solido. Questa alternanza avviene il più delle volte senza che ce ne rendiamo conto. Con la volontà ci possiamo “concentrare” su un argomento e con la “diffusione” possiamo fare in modo che “affiori alla mente” la soluzione che stavamo cercando.

Segue …

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