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Riforme alla Costituzione: intervista all’avv. Giuseppe Palma

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Il prossimo mese di ottobre 2016 vedrà, con ogni probabilità, realizzarsi lo scontro “finale” (?) tra i riformisti costituzionali del governo Renzi e tutti coloro che contestano, con ottime argomentazioni, quelle e paventano seri, ma molto seri, rischi per la democrazia e gli equilibri istituzionali. Il sarà preceduto, nei prossimi mesi, dall’approvazione della nuova legge elettorale chiamata “”.

La materia è complessa, oltreché delicata; noi la seguiremo per fornire ai lettori le informazioni che non troveranno nei telegiornali, né nella stampa dei grandi potentati economici, né nei twitter di e soci.

Iniziamo a introdurre l’argomento con una intervista all’avv. (*), autore di diversi testi giuridici sulla Costituzione e sulle Riforme, nonché collaboratore dei sito Scenarieconomici.it. Nella nostra sezione “Educazione Civica” abbiamo pubblicato una sua analisi sulla storia dei trattati europei e dell’incompatibilità con la nostra Costituzione. Il suo ultimo lavoro verte proprio a individuare le criticità della presente riforma governativa della II parte della nostra carta Costituzionale. Gli argomenti sono puntuali e precisi. Il libro è l’unico in questo momento a confutare le tesi dei “riformisti”. Non a caso il titolo dell’opera è “Figli destituenti” (**) per sottolineare la sostanziale differenza tra i “padri” della nostra Costituzione e questi “figli” che intendono demolirla.

Avvocato, nel 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge elettorale denominata “Pocellum” che è stata utilizzata per eleggere diverse legislature, compresa l’ultima, la XVII. Nel suo ultimo libro, si mette in rilievo l’anomalia di una legislatura eletta con una legge anticostituzionale. Però la Corte Costituzionale ha sentito il bisogno di giustificare il mancato ricorso a nuove elezioni. Era giustificata la richiesta, da parte di alcune forze politiche, di indire nuove elezioni annullando quelle prodotte con il

Quando si dichiara l’illegittimità della legge elettorale, e nello specifico dei meccanismi da essa previsti e con i quali sono eletti i deputati e senatori della Repubblica, buon senso e sensibilità costituzionale richiederebbero che il Presidente della Repubblica sciolga le Camere e indica nuove elezioni politiche, anche perché l’attuale Legislatura (la XVIIesima) è composta da parlamentari nominati (tutti!) e in gran parte risultati eletti in Parlamento grazie ad un premio di maggioranza che la Consulta ha dichiarato incostituzionale. Ora, questi parlamentari eletti illegittimamente, oltre a legiferare, stanno anche riformando la Parte Seconda della Costituzione, e ciò è inaccettabile!

Nel suo libro lei sostiene che le riforme messe in opera dal governo Renzi sulla Costituzione mancano di “pesi e contrappesi” nella gestione dei poteri; verrebbero quindi a mancare quei meccanismi di garanzia previsti dalla Costituzione. Quali sono questi meccanismi e quali le conseguenze?

I pesi e i contrappesi sono quei meccanismi di bilanciamento idonei a garantire un democratico assetto istituzionale. La riforma Boschi-Renzi, unitamente all’Italicum, non garantisce quei pesi e contrappesi che un regime democratico richiede. L’Italicum, infatti, prevede l’assegnazione del premio di maggioranza alla lista vincente (e non alla coalizione), quindi – al cospetto del superamento del bicameralismo perfetto – avremo una sola camera legiferante (la Camera dei deputati) la cui maggioranza parlamentare sarà mono-lista se non addirittura mono-colore. Fin qui, in teoria, ci potrebbe anche stare (si fa per dire!) se non fosse che la riforma prevede l’elezione del Presidente della Repubblica da parte del Parlamento (Camera e Senato in seduta comune), quindi l’unica Istituzione di garanzia rimasta (il Capo dello Stato) sarà – dalla settima votazione in avanti – ad appannaggio di quella medesima mono-lista (mono-colore). Ciò denota, ed è sotto gli occhi di tutti, la totale assenza di adeguati pesi e contrappesi. Nel libro ho dimostrato tecnicamente come tutto ciò potrebbe accadere!

In un libro precedente (***) lei aveva formulato una proposta per la modifica della II parte della Carta costituzionale.

Nel 2013, spinto da una forte passione intellettuale, elaborai e pubblicai un mio progetto di riforma della Parte Seconda della Costituzione che, al cospetto del superamento del bicameralismo paritario, prevedeva – quale contrappeso – l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, al quale assegnavo maggiori poteri sia di garanzia che di natura politica. L’elezione del Presidente della Repubblica da parte del popolo – di fronte al superamento del sistema bicamerale – avrebbe certamente rappresentato un idoneo contrappeso, anche se la soluzione semi-presidenzialista avrebbe in ogni caso necessitato l’attribuzione al Capo dello Stato di maggiori poteri di controllo soprattutto nei confronti del potere esecutivo.

Lei individua delle forti criticità con queste modifiche Costituzionali, sopratutto in procedure con nomi altisonanti come “clausola della Supremazia” e la “Decretazione d’urgenza”.

La riforma renziana prevede il superamento del sistema di bicameralismo paritario in favore dell’introduzione del cosiddetto bicameralismo differenziato. Si è fatto un pasticcio di tale gravità che ho cercato di semplificarlo e spiegarlo all’interno del libro. In questa sede sarebbe impossibile spiegarlo con semplicità perché il diavolo si nasconde nei dettagli. Nel libro è tutto ben argomentato.

Alcuni rilevano che questo Senato consentirebbe una agevole protezione dei molti amministratori locali che in continuazione cadono tra le maglie della magistratura. Lei cosa ne pensa? e come verrebbero nominati i nuovi senatori?

I nuovi senatori verranno eletti da ciascun Consiglio regionale in conformità alle scelte espresse dagli elettori in sede di rinnovo dei medesimi organi. Sarà una legge ordinaria a regolarne i meccanismi. Tale legge dovrà essere approvata dal Parlamento entro sei mesi dall’entrata in vigore della riforma, quindi – in ogni caso – dopo l’esito del referendum costituzionale. Il nuovo Senato sarà “a composizione variabile” perché 74 senatori saranno consiglieri regionali e 21 saranno sindaci (la loro durata in carica è connessa alla durata degli organi che li hanno eletti), mentre altri 5 potranno invece essere nominati dal Capo dello Stato e dureranno in carica solo 7 anni senza possibilità di essere rinominati (quelli che oggi conosciamo come senatori a vita). Per questo è un errore tecnico chiamarlo “Senato dei 100”. Sarebbe più corretto affermare che la composizione del nuovo Senato è variabile, infatti nel libro spiego esattamente il perché.

Ci sono davvero questi rischi di egemonia da parte di una maggioranza “bulgara” che vince le elezioni grazie a un premio di maggioranza che sfalsa il reale peso politico delle liste?

Si. Assolutamente si. Nel libro lo spiego perfettamente.

Quali influenze negative può avere questa maggioranza, e i poteri attribuiti dalle Riforme, nell’elezione del Presidente della Repubblica e di cariche istituzionali importanti (Corte Costituzionale, Csm, etc etc)?

Come Le dicevo prima, dalla settima votazione in avanti il Parlamento in seduta comune avrà in teoria la possibilità di eleggere il Capo dello Stato con i soli voti della maggioranza bicamerale mono-lista (e forse mono-colore) senza neppure un voto proveniente dalle opposizioni, infatti dalla settima votazione in poi la maggioranza richiesta è quella dei tre quinti dei votanti. E’ difficile spiegarlo in un’intervista perché si tratta di meccanismi molto complessi, tuttavia quello che Le ho appena detto è scientificamente provato (calcolatrice alla mano!) all’interno del libro. Ciò detto, è bene che io precisi che tale circostanza si potrà comunque verificare solo in concomitanza di più fattori. Nel caso tale evenienza si verificasse, verrebbe meno – al cospetto di quello che io chiamo “monocameralismo imperfetto” – la funzione di garanzia del Capo dello Stato! Ecco perché, e non è l’unico motivo, la riforma renziana è priva di pesi e contrappesi.

Le modifiche costituzionali offrono maggiori o minori garanzie di democraticità?

La riforma costituzionale Boschi-Renzi serve unicamente all’Unione Europea, la quale sorge su fondamenta anti-democratiche! Bruxelles e Francoforte hanno bisogno di un Governo a Roma che decida velocemente, a prescindere dai meccanismi democratici e dai pesi e contrappesi istituzionali, i quali costituiscono “elementi irritanti” per la tirannia europea. La riforma del PD renziano e l’italicum sono strumenti idonei a garantire le esigenze sovranazionali, non di certo la democrazia! Ciò detto, al referendum costituzionale occorrerà votare NO!

di Davide Amerio per Tgvallesusa.it

(*) Biografia e lavori dell’avv. Giuseppe Palma QUI

(**) “FIGLI DESTITUENTI. I gravi aspetti di criticità della RIFORMA COSTITUZIONALE”, edito da Editrice GDS di Vaprio d’Adda (MI), 21 gennaio 2016  E-book Costo € 2,49

(***) “Progetto di riforma alla Parte Seconda della . Semipresidenzialismo e fine del bicameralismo” – Editrice GDS, maggio 2013

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