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Pizzarotti, Nogarin… goal a porta vuota

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Ci sono situazioni nelle quali il giudizio, ma ancor prima la comprensione del problema, è difficile. Le informazioni sono molte, i pareri sono discordanti, le intenzioni che serpeggiano dietro le facciate sono sconosciute.

Per il grande affetto che porto verso il M5S e la stima per tutte le persone che gli danno corpo (figure istituzionali, attivisti, simptizzanti) non mi posso esimere – per onestà intellettuale – dal fare alcune considerazioni.

I fatti sono noti. Molte persone “autorevoli” si stanno esprimendo in proposito; il vizietto italico di schierarsi in fazioni non manca. Un amico mi ha chiesto ieri con simpatia: da che parte stai? Di Maio o Pizzarotti?

Mi ha fatto riflettere. La mia riposta è semplice. Con nessuno dei due. Non per equidistanza pruriginosa e opportunistica; ma perché un fatto del genere semplicemente non doveva e non deve accadere.

Ho molta stima per Di Maio, altrettanta per Pizzarotti. Ma qui non si tratta, almeno in apparenza, di definire se è meglio l’uno o l’altro. Per ciò che mi riguarda è il meccanismo che ha condotto a questa vicenda, in questi termini, che non è accettabile. E non lo è proprio per rispetto di tutti coloro che ogni giorno si fanno in quattro per il Movimento.

Non si può vedere un sindaco che non riesce a parlare con i “vertici” del movimento. Non si può vedere un chiacchericcio da fidanzatini tra figure istituzionali: io ti ho scritto ma tu non hai risposto… si tu mi hai scritto ma non mi hai detto … e così adesso hai violato le regole… ma quali regole di che parli… vado da un avvocato … etc etc

Sono queste davvero le motivazioni? Oppure c’è dell’altro non dichiarato? Possibile che sia Pizzarotti, sia Di Maio, abbiamo trascurato l’effetto negativo di rendere pubblico un conflitto interno – se di conflitto si tratta – in prossimità di elezioni importanti? E lo “Staff”? Lo stanno facendo apposta perché da una parte il movimento vuole scaricare Pizzarotti o lui sta cercando una scusa per farsi scaricare e fare la vittima (come hanno fatto molti degli ex pentastellati)? Così si è pure autorizzato il pensiero che esistano due pesi e due misure.

Mentre tutto il movimento è proteso verso uno sforzo quotidiano enorme (a cominciare dai Deputati, dai Senatori e dai consiglieri e dai sindaci) per cambiare questo paese ci facciamo segnare un goal in questo modo manco ci fossimo dimenticati che in squadra ci vuole anche il portiere?

Ciò che è accaduta a Pizzarotti e Nogarin può ripetersi ancora per questi amministratori che conquistano posti di responsabilità e devono mettere le mani in una palude di melma lasciata dai partiti. Che facciamo? Non sarebbe opportuno prevedere una qual certa difesa? Qualche strategia di prevenzione? Pensiamo forse che Virginia Raggi e Chiara Appendino, qualora – speriamo -, vincano le elezioni non rischiano situazioni analoghe di fronte alla montagna di problemi e disastri finanziari che si troveranno ad affrontare? Cosa intende fare lo “Staff” in proposito? E il Direttorio?

Le regole sono importanti, e sono da rispettare. Ma anche Adolf Eichmann ha rispettato le “regole” mandando nei forni crematori milioni di ebrei, tanto per estremizzare il concetto. Le regole devono essere applicate con discernimento e se non si adattano bene alla realtà occorre modificarle per una corretta applicazione senza tradire lo spirito originario.

Se quindi le critiche che piovono da destra e da sinistra sono assolutamente ipocrite e pregiudiziali, perché i casi di Parma e Livorno non sono minimamente paragonabili a quelli degli altri amministratori piazzati dai partiti, auspico che il Direttorio, lo Staff e Beppe Grillo si adoperino, e in fretta, onde evitare il ripetersi di simili casi che offrono il fianco a critiche strumentali. Gli attivisti tutti gliene saranno grati.

di Davide Amerio.

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