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L’ex Magistrato Caselli e la lotta contro gli estremismi.

caselli

L’ ex magistrato Gian Carlo Caselli, noto e non molto amato in val Susa, affida al suo blog sul Fatto Quotidiano una dichiarazione nella quale si scatena, è il caso di dirlo, contro alcune manifestazioni di gruppi sedicenti “autonomi”. Cita il caso dell’imbrattamento alla targa di Paolo Borsellino (con annesso pestaggio di un ragazzo che contestava l’atto) e l’impedimento di una manifestazione di Libera in quei di Firenze da parte di un altro sedicente “Collettivo Scienze Politiche” alla quale lui stesso avrebbe dovuto partecipare.

Le recriminazioni di Caselli potrebbero essere in parte condivise. L’uso della violenza o dell’aggressività per impedire a qualcuno di parlare non è mai un atto democratico. In realtà la contestazione al magistrato parte da lontano: dalla sua attività contro le Brigate Rosse e Prima Linea. Oggi qualcuno gli contesta che quella azione contro la violenza criminale dei terroristi fu invece condotta contro i movimenti sociali. Non entro nel merito della questione. Quegli anni me li ricordo abbastanza bene. E non sono un bel ricordo “politico”.

Invece mi ha colpito una affermazione di Caselli che riguarda, ancora una volta, il mettere insieme in un bel “fascio” le azioni violente con la lotta No Tav. Egli afferma:

Ma questa sequenza di stupidaggini è finalizzata a preparare la stoccata finale, quella sulle inchieste torinesi per i reati commessi in Val Susa dalle frange estremiste dei “No Tav”.
E qui ricasca l’asino. Perché una ferrovia con le vittime di mafia c’entra meno di niente. Per cui è evidente che il Tav (come sempre più spesso avviene) è evocato a mo’ di feticcio o di pretesto per altri scopi, magari senza neanche sapere bene cosa sia quest’alta velocità.

Il secondo paragrafo nega che una ferrovia abbia attinenza con le vittime di mafia. Apparentemente è un ragionamento vero, in realtà implica l’omissione di alcune considerazioni che invece legano i due temi ma per farlo occorre avere una visione più ampia di quella assai ristretta qui posta.

La “ferrovia”  Tav o Altà Velocità che dir si voglia è oggetto di contestazione non in quanto tale ma in relazione ai suoi costi, ai suoi reali benefici, alle alternative escluse, ai danni ambientali e sulle persone e – last but not least – i collegamenti con la criminalità organizzata e la corruzione politica.

La mafia uccide per difendere i suoi interessi, mica per altro. Quindi le vittime di mafia ben si rapportano alla “ferrovia” se la costruzione di questa è un favore alle mafie con la complicità dei politici corrotti. La presenza della mafia in Val di Susa non se la sono inventata i No Tav bensì proprio la magistratura. Il giudice Ferdinando Imposimato ospite di un convegno nel novembre scorso qui a Torino promosso dal M5S, ha ben illustrato le relazioni tra l’Alta Velocità e la criminalità organizzata. Rapporti sui quali fu egli stesso a indagare per la linea Roma-Napoli. La sua conclusione è stata un monito ai No Tav: non cessate di “combattere” altrimenti faranno della Val Susa una nuova “terra dei fuochi”.

Non so a quale asino cadente si riferisca Caselli. Di sicuro però qui a inciampare è la sua teoria. Affermare che chi contesta (anche impropriamente) nemmeno sappia che cosa è l’Alta Velocità è davvero fuori luogo. Cosa rappresenti l’AV, lo sanno bene i Valsusini, lo sanno bene i movimenti e lo sanno bene anche quei ragazzi accusati (dalla magistratura da lui presieduta) di terrorismo per aver compiuto un gesto di boicottaggio spacciato per sovversivo (teoria smontata dalla Corte di Cassazione).

Le “frange estremiste” esistono in ogni tempo e in ogni luogo. Pure Ghandi fu ucciso da un “estremista”. Nell’epoca moderna la domanda è un’altra: come fare per ridurre gli estremismi? Credo che proprio Borsellino avrebbe ricordato, come faceva con la questione della mafia, che non si può ridurre tutto a una questione di ordine pubblico. Mentre invece proprio la procura di Torino ha dimostrato una tendenza contraria.

Gli estremismi si combattono innanzi tutto con l’onestà intellettuale, non con la menzogna. Affrontando le questioni che vengono contestate, in una democrazia, e assicurandosi di aver fatto il meglio possibile per risolverle.
Si può dire questo della questione Tav? Ovviamente no.

Allora un modesto consiglio al dott. Caselli: invece di lamentarsi di continuo delle contestazioni a lui rivolte potrebbe dedicare la sua “pensione” a far meno lezioni ma a documentarsi davvero su cosa significa oggi la connivenza tra lo “Stato” e le organizzazioni criminali alle spalle, e sulle spalle, dei cittadini che talvolta pure muoiono per difendere la libertà e la democrazia e altre vengono incarcerate con l’accusa di essere terroristi.

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