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Le strategie geopolitiche dietro gli accordi del TTIP e de CETA

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Sul si è scritto molto. Recentemente si è parlato anche di , l’accordo internazionale commerciale tra Europa e Canada. Questo è stato approvato al Parlamento Europeo qualche giorno fa. I suoi critici confidano nel blocco della ratifica da parte dei singoli parlamenti nazionali.

Ci sono in ballo altri accordi internazionali a carattere commerciale: il ( Tra e Canada) e il (tra USA e paesi che si affacciano sull’oceano Pacifico). Ma che cosa guida questa ansia di definire accordi internazionali per il commercio tra macro aree globali del pianeta? Non eravamo già in pieno regime liberista con l’avvento del WTO?

Gli obiettivi del TTIP, sostengono gli oppositori, mentre ufficialmente vertono a eliminare dazi e barriere doganali (per altro già molto esigue), vogliono a concedere alle multinazionali dei poteri di ricatto e di ingerenza nelle decisioni democraticamente prese dai singoli Stati. La clausola ISDS, quella per la quale un’azienda può fare causa a uno Stato sovrano, qualora questo impedisse il “businness” aziendale, appellandosi a un arbitrato internazionale fuori dell’ambito di controllo giuridico dei singoli paesi, sarebbe il cavallo di troia per scardinare i legittimi poteri democratici degli Stati.

A esplorare questo complesso terreno, ci prova con un libro di facile lettura: “TTIP – La Nato Economica?“, edizioni Esperiences, prezzo al pubblico 15 euro. L’autore elabora una tesi molto interessante, correlando questo genere di accordi (TTIP, CETA, TTP, NAFTA) a una strategia ben più ampia che riguarda la del XXI secolo.

Cosa sia la geopolitica, la sua genesi, la sua storia e le teorie che si sono avvicendate nel corso dei secoli, viene illustra nei primi capitoli del libro, fornendo un quadro macro politico dell’evoluzione del pensiero strategico geopolitico mondiale. Sono illustrate le scuole di pensiero che hanno guidato la concezione geopolitica degli Stati, nel corso dei secoli e gli autori che l’hanno sviluppata. All’inizio (prima delle guerre mondiali) obiettivo degli Stati era la mera espansione territoriale, ovvero l’allargamento dei confini fisici del territorio occupando aree limitrofe. Successivamente, dopo la II guerra mondiale, furono le ideologie a guidare i criteri delle strategie geopolitiche. L’espansione era basata sulla conformità ideologica e le “unioni” comprendevano territori non necessariamente confinanti (si pensi al noto blocco dei paesi comunisti).

La fase che stiamo vivendo, dopo la perdita dell’influenza ideologica, si fonda sul commercio e sulla finanza globale. Le guerre (perlomeno una parte di esse) vengono combattute sul piano commerciale avendo come obiettivo la creazione di macro aree omogenee di scambio che escludono chi non ne fa parte. I trattati, secondo questa teoria, svolgono proprio questa funzione, e qualcuno le definisce appunto come le “guerre del futuro”.

La materia è complessa, ma riveste un ruolo chiave nella vita di tutti i giorni per il cittadino consumatore. Tra le esigenze di uno Stato c’è sempre quella di aumentare l’esportazione dei propri beni, fattore che aumenta il PIL. Ma gli scenari che si aprono, pongono questioni critiche sul prezzo da pagare qualora il trade fosse subordinato a trattati vincolanti. Con buona pace dell’idea del libero mercato.

Quanto beneficio possono portare trattati come il TTIP, in pratica? Qui si apre un capitolo molto curioso. Per esempio, secondo Karel De Gucht, ex commissario al commercio dell’UE(*):

[…] il TTIP può portare ad un aumento del PIL nell’ordine dello 0.5 % e 0.4% in EU e US rispettivamente nel 2027 (relativamente al loro livello senza il TTIP). In altre parole, per il 2027 ci si può aspettare un aumento delle economia europea di 120 miliardi di euro e di 95 miliardi di dollari per gli Stati Uniti […]

Un po’ pochino, se valutato rispetto ai vincoli cui verrebbero sottoposti i paesi con alcune clausole, come l’ISDS. Come ci ricorda Bertolami(*) :

Il trattato è coperto da un rigoroso silenzio che impedisce un più ampio dibattito pubblico. Il timore è che il TTIP abbia anche altri obiettivi oltre a quelli economici e che possa iniziare una “corsa verso il basso” con i prezzi, i costi e gli standard dei paesi asiatici, economicamente più vantaggiosi. Il rischio è quello di ampliare il mercato di beni e servizi a 800 milioni di cittadini e progressivamente ridurre il loro benessere eliminando norme sull’ambiente, sull’alimentazione o servizi essenziali come acqua, istruzione e sanità.

L’obiettivo sarebbe quindi geopolitico, oltreché commerciale(*):

A livello geopolitico però il TTIP ha uno scopo più ambizioso, quello di delimitare un’area di libero scambio “occidentale”, fondata sulle regole occidentali, che copra la maggior parte di territorio considerato occidentale. L’azione congiunta di NATO e UE nello spazio est europeo crea le condizioni per una espansione del mercato creato dal TTIP sino ai confini della Russia. L’eventuale approvazione del TTIP potrebbe creare uno spazio economico transatlantico quasi esclusivo nei confronti delle altre nazioni, e a farne le spese sarebbero principalmente la Cina e la Russia.

Non ci resta che consigliarvi la lettura di questo prezioso libro per farvi un’idea delle dinamiche geopolitiche che ruotano intorno a noi.

(*) i brani riportati sono quelli citati dall’autore durante la presentazione del libro

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