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Festa della Liberazione: 70 anni e dimostrarne 400.

liberazione torino

di Davide Amerio.

Domani cade la ricorrenza della festa della Liberazione italiana. Sono trascorsi 70 anni da quel lontano 1945. Il millennio scorso. Settant’anni sono pochi, davvero pochi nel computo della storia di una regione, di un paese, di un popolo, di una civiltà.

Erano i nostri nonni e i nostri bis-nonni che molti di noi hanno avuto la fortuna di conoscere. Per altri erano i padri e le madri nati a ridosso della fine del conflitto o qualche anno appresso. Me le ricordo ancora, seppur vagamente nei dettagli, le storie che ascoltavo raccontare in casa. Sulla guerra, sul Fascismo, sulla Resistenza. Racconti di lotte per la sopravvivenza, per l’ideale supremo della libertà. Gli aiuti che i miei nonni davano di nascosto ai partigiani passando loro parte delle vivande che avevano nel piccolo negozio. Il rifiuto di mio nonno materno, già carabiniere combattente nella battaglia di Vittorio Veneto della Grande Guerra, di prendere la tessera del partito Fascista.

Sapori di sofferenza, di ribellione, di coscienza civile e sociale. I miei genitori erano bambini (1921 e 1930) ma gli orrori, i bombardamenti, le fughe nel più vicino rifugio al risuonare della sirena li ricordavano bene. Le privazioni, la fame, la paura. A loro fu concesso di crescere negli anni ’50 e poi negli anni del boom economico; poterono sognare il futuro, viverlo, desiderando per i propri figli la felicità e la serenità. Il lavoro, la casa, i risparmi e poi i nipotini. Una vita di dignità, lontana dalla paura e sopratutto libera di essere vissuta.

Guardo le loro foto e mi prende un nodo qui, alla bocca dello stomaco. Mi sembra la seconda guerra mondiale sia accaduta centinaia di anni fa; come le guerre Puniche, quelle dei Greci e tante altre di quelle che studi a scuola e poi ti dimentichi. Ricordi lontani, sfumati.

Settant’anni sono ieri eppure ne dimostra molti di più la nostra Liberazione. Dopo tutti questi anni invece di invecchiare e diventare “saggi” come dovrebbe chi invecchia, ci ritroviamo una società bambina, puerile nel pensiero e volgare nell’atteggiamento. Qualche anno dopo  la Liberazione fu stilata una delle migliori Costituzioni del mondo figlia delle più alte aspirazioni tra forze diverse che avevano a cuore il futuro delle generazioni che sarebbero venute. Una Carta sistematicamente offesa e delegittimata da almeno 20 anni. Una nuova forma di dittatura strisciante e subdola ha preso il posto del Fascismo e questo i padri costituenti non erano riusciti a immaginarlo. Nemmeno si sognarono di considerare possibile l’ignavia di un popolo complice dei propri carnefici dopo tante sofferenze vissute.

Se potessero guardarci oggi coloro che hanno sacrificato la propria vita per donarci la libertà è facile pensare quanto resterebbero delusi. Quanto poca considerazione, se non retorica, abbiamo del loro sacrificio. La nostra “libertà” è soffocata da un presente senza prospettive di futuro. Abbiamo perso, e stiamo perdendo, la stessa fede nella libertà consegnando le nostre vite in mano a faccendieri e politicanti da quattro soldi spacciati per statisti. Ladri di denaro, di libertà, di futuro.

Di certo la libertà di parola non era destinata a diventare servitù strisciante del potente. La cultura e la conoscenza a un orpello desueto. La salute un baratto per un posto di lavoro. La pensione a una chimera irraggiungibile. La casa succube di mutui soffocanti per arricchire le banche. La scuola una pericolante struttura sulle teste dei figli. Le forze dell’ordine ridotte al servizio dei potenti.

Sembra che gli Italiani non sappiano che farsene della libertà regalata loro nel 1945. Sempre pronti a chinarsi di fronte al potente; pigri nel conoscere; fideisti nel credere. La “resistenza” è sempre affidata a una minoranza che lotta sino allo stremo per tutti, anche per coloro che si lamentano ma non muovono il deretano dalla poltrona.

Che avesse alla fine ragione Mussolini?

(D.A. 24.04.15)

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