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Dove ci conduce l’Europa dell’austerity e dove va la Grecia?

Troika

Due recenti interventi sul sito Scenarieconomici.it a firma l’uno del prof. Paolo Savona e l’altro del prof.  Antonio Maria Rinaldi offrono una interessante sintesi della situazione in cui versa l’Europa e i rischi che corre negli scenari futuri.

Paolo_Savona

Prof. Paolo Savona

Savona punta il dito contro la visione anti storica dell’Europa; sembra davvero che nessun politico abbia imparato qualcosa dai disastri prodotti e causati da due guerre mondiali. Il comportamento della Germania nei confronti della Grecia è analogo a quello che ebbero i vincitori del primo conflitto mondiale nei confronti della Germania. Le dure imposizioni economiche che condussero a una forte deflazione furono contestate da M.J. Keynes che si ritirò dalle trattative e scrisse il libro “Le conseguenze economiche della pace“.

Molti sono gli storici che convengono nel considerare questa oppressione mantenuta nei confronti della Germania come concausa della nascita del Nazismo. Non è quindi un caso che proprio nella Grecia hanno avuto un significativo successo formazioni neo-naziste.

Diversamente andò dopo la seconda guerra mondiale dove l’America impose il piano Marshall di aiuti economici ai paesi sconfitti, tra cui proprio la Germania. Le imposizioni dell’UE ai paesi membri, sopratutto quelli vincolati dall’euro conduce lontano da quello spirito di cooperazione e comunità insiti nei trattati europei. Per Savona il successo di forze economiche antagoniste dell’euro come Salvini, Le Pen e Tzipras sono il frutto di questo allontanamento dai principi dell’EU. La visione germano-centrica dell’Europa che prevede una Germania industrialmente forte  e paesi satelliti di contorno che si occupano di servizi e agricoltura è sbagliata e provocherà seri danni. Visione questa che vede l’euro parametrizzato sugli standard tedeschi e impedisce alla BCE di assumere decisioni coerenti con la necessità di stimolare la ripresa e congelare i debiti/crediti sovrani all’interno di un fondo, come fu fatto dopo la crisi del ’29.

Attualmente le tre spinte “esogene” come il calo del prezzo del petrolio, la svalutazione dell’euro sul dollaro e la quantità di moneta circolante, potranno, a detta del professore, creare una piccola condizione di ripresa produttiva e occupazionale che verrà utilizzata per affermare la bontà delle strategie adottate dall’EU. Non saranno però variazioni decimali degli indicatori economici a fermare l’avanzata del disagio sociale crescente e della disoccupazione nel suo complesso.

Prof. A.M. Rinaldi

Prof. A.M. Rinaldi

In questo contesto ecco che la questione greca gioca un ruolo chiave. Diversamente da quanto vanno dicendo i media, A.M. Rinaldi si domanda se l’arrendevolezza della Grecia in questo momento non faccia parte di una strategia ben precisa. L’accordo tra EU e Grecia per una dilazione di 4 mesi per rispettare gli impegni assunti dai precedenti governi ha messo quello di Tzipras in difficoltà dopo le molte promesse elettorali. Questa arrendevolezza, afferma Rinaldi, dopo tanto clamore e tanti discorsi contro la Troika, potrebbe nascondere un piano di uscita dall’euro tra quattro mesi. Un tempo che sarebbe necessario alla Grecia per potersi organizzare. Il professore ricorda che la creazione di un piano B per uscire dall’euro non lo si inventa dall’oggi al domani e occorre tempo per configurarlo. Inoltre questo piano deve provvedere a una protezione per la popolazione già particolarmente provata dalla situazione creatasi con le imposizioni dell’EU. La Grecia potrebbe anche, per quanto riguarda gli aiuti già ricevuti, considerarli come un indennizzo per le pene patite dal popolo greco. Un progetto quindi rivolto a rinegoziare con l’Europa (o meglio la Troika) i debiti ma senza più avere la pistola puntata alla nuca.

Quindi sarebbe il caso di non essere così sicuri che la Grecia (e Tzipras) si siano arresi e il futuro potrebbe riservare delle sorprese. E infine Rinaldi domanda provocatoriamente:

Piuttosto noi italiani l’abbiamo già predisposto un serio e credibile Piano B per un’uscita ordinata dall’euro o ancora pensiamo di risolvere i nostri problemi facendo solamente gli inchini fra Bruxelles, Francoforte e Berlino magari fra un gelato e l’altro?

D.A. 28.02.15

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