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Cina: la scoperta dei nuovi diritti degli operai.

epa03861219 Factory workers assemble phones on the factory floor during the opening of the new Motorola Flextronics factory in Fort Worth, Texas, USA, 10 September 2013. The new Moto X smartphone will be assembled at the factory in Fort Worth.  EPA/LARRY W. SMITH

da Internazionale.it di Cecilia Attanasio Ghezzi

A più di trent’anni dall’inizio delle riforme di mercato, gli operai cinesi riscoprono i loro diritti. Non ci sono dati ufficiali, ma secondo il China Labour Bulletin, un’organizzazione non governativa di Hong Kong impegnata nella difesa dei diritti dei lavoratori cinesi, gli scioperi e le proteste collettive dei lavoratori dall’inizio dell’anno sono stati già 650, mentre nello stesso periodo del 2014 erano stati 202. Una crescita impressionante soprattutto se si paragonano lassi di tempo più ampi: 1.214 nel 2014, contro i 656 del 2013 e i 185 del 2011.

Il punto è che l’economia cinese cresce meno velocemente e sta cambiando. E anche i lavoratori non sono più quelli di una volta. Secondo un recente rapporto dell’ufficio nazionale di statistica, la forza lavoro è più vecchia, istruita e costosa di quella degli anni precedenti. L’età media ha superato i 38 anni, e il salario mensile è arrivato a più di 400 euro. E il 24 per cento ha un diploma di scuola superiore o addirittura una laurea. Ma il lavoro è sempre meno.

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