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Benzina: il terrore economico come collante per l’Euro.

pompe-carburante

Il collante con il quale si è costruita l’Unione Europea è un fondamento di paura nell’ambito economico (e non solo quello). Il professor Alberto Bagnai ricorda che fu lo stesso Monti a confessare che

Le paure sono state all’origine dell’integrazione: le paure hanno cambiato natura, però rimangono tra i motori dell’integrazione [1]

Ma questa paura procurata ad hoc non avrebbe avuto molta efficacia se non con l’aiuto consistente di una informazione complice e volutamente poco documentata eppure spacciata per autorevole.

Uno degli esempi più eclatanti, sottolinea il professore, è il tema del costo del carburante. L’idea che il prezzo della benzina (o gasolio) salga alle stelle a causa di inflazione o del tasso di cambio con il dollaro – nel caso di un abbandono dell’euro – è molto suggestiva ed efficace per incutere paura. Ma le cose non stanno proprio in questo modo. Bagnai ricorda che dopo l’entrata nell’euro il prezzo del dollaro ha subito delle variazioni consistenti:

prima è aumentato del 35 per cento in meno di due anni, poi è diminuito di più del 40 per cento, ora sta di nuovo aumentando, di quasi il 20 in un anno (a fronte di un cedimento dell’euro) [1]

Questa variazione ha inciso solo parzialmente sul costo finale del carburante. La ragione è abbastanza semplice: il valore del dollaro modifica il prezzo della materia prima (il greggio) che incide, sul prezzo finale alla pompa, per circa il 50% in quanto il rimanente 50% è composto dalle famose accise ovvero tasse incassate dallo Stato.

Per fare luce su questo tema il centro studi del sito asimmetrie.org (per il quale Alberto Bagnai è presidente del consiglio direttivo) ha finanziato uno studio in collaborazione con la Nando Peretti Foundation i cui risultati sono appena stati pubblicati da Energy Policy, autorevole rivista internazionale di economia energetica.

Lo studio dimostra che una eventuale svalutazione (della nuova moneta) per un valore ipotetico del 20% inciderebbe sul prezzo della benzina per un valore massimo del 7%. Non esiste una relazione diretta (simmetica) tra variazioni del dollaro (o variazioni del prezzo del greggio) e il prezzo del carburante. Nel primo caso l’aumento del valore del dollaro comporta una piccola variazione del prezzo finale, ovvero i petrolieri “scaricano” sui consumatori la variazione avvenuta sul cambio. Nel secondo, quando il dollaro si deprezza, il prezzo del carburante rimane uguale, ovvero i petrolieri si tengono il vantaggio acquisito con la modifica del cambio. La relazione è quindi di tipo asimmetrico.

Curiosamente, sottolinea Bagnai, per quanto riguarda la variazione del costo del greggio i dati dimostrano che nel caso di aumento  il prezzo finale del carburante subisce anch’esso una variazione, ma piccola, mentre nel caso di diminuzione il prezzo scende in modo molto più significativo. Quali sono i motivi? Spiega Bagnai:

Un pezzo della spiegazione è proprio il terrorismo psicologico, e la percezione distorta che induce nei consumatori. Che cosa ci hanno detto per anni? Che la valuta forte e stabile ci serviva per proteggerci dal temibile aumento di prezzo delle materie prime. Due scemenze in una: l’euro non è stato così stabile e le fluttuazioni del prezzo del greggio sono a tre cifre, e contrastarle con pari fluttuazioni del cambio è un’ipotesi assurda! Qualcuno potrebbe mai pensare che quando fra 2007 e 2008 il prezzo del petrolio raddoppiò in un anno (da circa 65 a circa 130 dollari al barile) la risposta giusta sarebbe stata quella di rafforzare l’euro da 1,30 a 2,60 sul dollaro, per stabilizzare intorno a 50 euro il prezzo del barile?

Come dicevamo la strategia del “terrore” funziona però quando si mettono ben in evidenza gli aumenti, la qual cosa genera nei consumatori più attenzione nei consumi e obbliga i petrolieri a contenere i prezzi per non perdere quote di mercato; mentre la percezione di un euro “stabile” induce i consumatori a non accorgersi della diminuzione dei valori del dollaro i cui benefici vengono incassati dai produttori.

Conclude Alberto Bagnai:

Queste due asimmetrie spiegano anche perché ora, in un periodo di dollaro crescente e di greggio calante, il risultato netto è comunque una diminuzione del prezzo alla pompa. Cose piuttosto ovvie, appena si esca dal fantasmagorico mondo di certa stampa, dove i dollari costano di più solo se a svalutarsi è la lira (mentre quando l’euro si svaluta pare che il dollaro costi uguale), e dove la benzina si fa raffinando i biglietti verdi e non il greggio (il cui prezzo può calare anche se il dollaro sale)! [1]

[1] http://www.asimmetrie.org/media/benzina-cade-un-alibi-a-difesa-delleuro/

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